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09 Lug

ALZATI - Scheda 5

Testo di riferimento Sapienza 6,12-21

Chi si alza al mattino per cercare la Sapienza non si affaticherà, la troverà seduta alle sue porte (Sap.6,14).

Kopos è la fatica, quando cerchi di tirare un masso in salita e alla fine la corda si rompe, o quando bussi ad una porta che non si apre mai. Nel costruire una casa kopos è la fatica del trasportare i mattoni pesanti, il dolore alla schiena per le troppe ore passate chino, l’imprevisto che ostacola il progetto e fa rallentare tutto. Kopos è la fatica che nomina Pietro quando dice: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla”, è il far qualcosa che stanca e che alla lunga, se non è supportato dalla fede, porta a scoraggiarsi e all’amarezza. Le opere dell’uomo, specialmente quando sono fatte senza l’ispirazione della Parola di Dio, sono piene di fatica, non scorrono, non funzionano, ottengono pochi risultati con un grandissimo dispendio di energia. La mente umana se non si lascia illuminare dalla Sapienza fa ogni cosa nel modo più difficile e faticoso. La Sapienza invece rende le cose semplici e funzionanti. Il cuore che la cerca e si alza per Lei di buon mattino, ponendola cioè nella priorità delle sue giornate e del suo tempo, per essa non faticherà e non si stancherà, la troverà seduta alla sue porte. Il termine che troviamo qui e che viene tradotto con seduta è paredros che identifica il collaboratore, colui che siede accanto con il compito di aiutare. Deriva dal verbo paredrevo partecipare al momento con funzioni di assistenza. Chi cerca la Sapienza, chi la desidera quindi la troverà come collaboratrice alle sue porte. Nell’oriente antico le porte della città rivestivano un enorme importanza nella vita sociale delle persone. Alle porte della città si concludevano gli affari, veniva stabilito il prezzo, l’unità di misura, la quantità limite, si decidevano le misure standard, si riscuotevano le tasse. Alle porte della città sedevano gli anziani per amministrare la giustizia e si svolgevano negoziati giuridici. Il popolo si riuniva alle porte e anche i profeti parlavano alle folle alle porte della città. Quindi quando leggiamo che chi cerca la Sapienza la troverà seduta alle sue porte possiamo capire che sarà per noi aiuto, guidandoci in tutte quelle scelte cruciali che determinano il nostro vivere. La Sapienza illuminerà mente e cuore quando alle nostre porte amministreremo la giustizia, quando nelle assemblee dovremmo decidere che strada prendere e quali strategie applicare nelle nostre comunità, quando determineremo con le scelte economiche cosa avere e a cosa rinunciare. La Sapienza illuminerà la via quando dovremo scegliere cosa fare entrare dalle nostre porte e cosa invece lasciar uscire, a chi aprire la soglia e cosa invece tenere fuori dalla nostra vita.  La Sapienza sarà guida nelle decisioni che prenderemo e non costerà fatica, non sarà stancante avvicinarci a lei.

Il principio più autentico della Sapienza è il desiderio di istruzione (Sap 6,17).

La sapienza dell’uomo non inizia con un pensiero anche se illuminato, perché si può pensare in modo elevato e non tradurre niente in azioni e realtà, finendo poi per essere stolti e ipocriti. La sapienza dell’uomo non inizia con una scoperta anche se reale, perché si può scoprire il funzionamento di una cosa ed essere comunque stolti nell’usarla. La sapienza dell’uomo non inizia neanche quando si impara a fare qualcosa, perché si può acquisire un’abilità senza sapere perché o per cosa la si sta applicando. Il testo dice che la sapienza dell’uomo inizia con un vero desiderio di educazione. Il temine usato nel versetto 17 è paideia che indica proprio la formazione e l’educazione, specialmente dei bambini. La sapienza dell’uomo inizia quando egli ammette di aver bisogno di essere educato, istruito, corretto e formato nuovamente, perché quello che la sua mente ha imparato e accettato come parametro per vedere e capire la vita è insufficiente. Questo piccolo desiderio, che nasce così in un istante, pian piano cresce come un seme  e porta al regno di Dio, alle sue leggi e alla sua splendida e imperitura Sapienza.

 

Dentro al testo: Traduzioni e curiosità

La Sapienza è splendida e non sfiorisce: splendida, in greco lampros  luminoso,  brillante, fulgente, scintillante e luccicante. Si dice di un oggetto illuminato da una sorgente, per analogia limpido e in senso figurato magnifico, suntuoso, bianco. Splendere è la caratteristica intrinseca della luce, che per sua essenza e senza alcun sforzo splende nelle tenebre. Non sfiorisce il termine greco è amarantos che non si estingue, non cessa, non perisce e non decade, eternamente fresco, che non marcisce e non perde il meraviglioso. Amaranto è il nome del fiore imperituro che non appassisce e se strappato rivive se bagnato con acqua. Questi due aggettivi, splendente e imperitura, rivelano l’origine della Sapienza, la identificano come entità che appartiene alla dimensione spirituale ed eterna della luce. Essa non è quindi una qualità, né una dote umana. La Sapienza è emanazione dell’Altissimo, appartiene a quel regno invisibile e concreto che esiste da sempre e per sempre.

P.Bisatti - d. Andrea