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01 Mag

IL RANCORE E LA GIOIA - Scheda 3

Testi di riferimento: Siracide 27,30;28,1-9;30,21-25

Sir 28,1: Chi si vendica presso il Signore troverà vendetta e (il Signore) terrà custoditi i suoi peccati. La vendetta nasce dalla decisione di infliggere una punizione per il torto subito, è la scelta di reagire  all’ingiustizia percepita ricompensando il colpevole come merita.  La nostra mente, di fronte al torto, è sempre tentata dalla reazione violenta, forte della convinzione che sia giusto, legittimo e perfino utile al bene, punire l’altro per quello che ha fatto. Il tipo di punizione e la modalità vengono decise quasi sempre arbitrariamente, in base alla quantità e al grado di rabbia che si prova per ciò che è accaduto.

Sir 27,30: Rancore e ira sono abomini il peccatore li porta dentro.  Viene tradotto con  portare dentro ma  la parola che troviamo qui, enkrates  significa maneggiare, essere disciplinati a, pratici nell’uso di qualcosa. Come un guerriero è disciplinato alla spada, chi si vendica si allena nell’uso dell’ira verso gli altri e con il tempo questo diventa l’unico modo conosciuto per affrontare non solo le ingiustizie, ma anche i semplici imprevisti, i cambiamenti, le piccole aspettative deluse. La rabbia, orghe in greco, non è solo la sfuriata impetuosa ma anche quello stato interno di opposizione costante verso qualcosa o qualcuno che potrebbe anche non rivelarsi mai esternamente.

Sir 28,3: Un uomo che conserva la rabbia verso un altro uomo come può in presenza del Signore chiedere guarigione? Se mantieni la rabbia nel tuo cuore, la conservi, la difendi perché la credi legittima e giusta il Signore non può guarirti, ecco perché i peccati del vendicatore restano custoditi (Sir 28,1). Se continui a usare l’ira e l’odio verso gli altri, per quello che fanno e che non dovrebbero fare, per quello  che dicono e che sono, non puoi ricevere e accettare la misericordia che il Signore offre, perché la rabbia mantiene perfettamente conservate tutte le tue sofferenze. Il Signore guarisce, rimette i peccati e salva ma non può farlo se nel cuore dell’uomo persiste l’odio.  E’ come pensare di poter nuotare con un masso di cemento appeso al collo.

Ci inganniamo perciò quando pensiamo che la vendetta e il rancore non abbiano conseguenze per chi li pratica. Alla nostra visione sfugge sempre quello che ci accade quando scegliamo questa strada. Se decidiamo di punire chi commette un errore nei nostri confronti, a nostra volta, troveremo vendetta e punizione  per i nostri errori, che restano custoditi e non vengono armonizzati, né sciolti e condonati. Ciò che emettiamo prepara e determina ciò che troveremo. Come uno specchio, che riflette l’immagine che riceve.

Sir 28,2: Lascia andare l’ingiustizia del tuo prossimo, poi supplica e il tuo peccato ti lascerà. E’ stato previsto in questa terra, che il perdono dei nostri peccati, la nostra guarigione, siano legate indissolubilmente al perdono che noi doniamo agli altri. Se non hai misericordia verso l’uomo tuo simile non puoi chiedere misericordia per te. Qualunque cosa ti sia successa, smetti di odiare e di alimentare il tuo cuore con  ostilità e rancore. Condona le mancanze che gli altri hanno compiuto verso di te. Allora anche i tuoi debiti, le tue mancanze d’amore, gli errori  ti saranno condonati e smetterai di soffrire perché il tuo peccato ti lascerà e sarai liberato.

Il brano termina dicendo: non essere arrabbiato con il tuo prossimo, non considerare la sua mancanza di percezione, non curartene, non darne notizia, non entrarci. Il peccato dell’altro in questo punto viene identificato come una mancanza di percezione, offrendo una visione che  ci allontana dalla rabbia e dal desiderio di vendetta.

 

Dentro al testo: traduzione e curiosità

- Scheda 3 -

  • Sir 30,21: Non dare nel dolore la tua psiche e non opprimere te stesso nelle tue decisioni. L’indicazione è chiara, non immergere i tuoi pensieri nel dolore, quando devi decidere qualcosa non angosciarti perché nella pena non c’è alcun aiuto, né beneficio.
  • Sir 30,22: La gioia del cuore è la vita dell’uomo e la gioia è lunghezza di giorni. La gioia, orientare  il cuore verso il bene e il bello è vita per l’uomo e  porta abbondanza anche di giorni.
  • Sir 30, 24: Gelosia e brama accorciano i giorni e prima del tempo le preoccupazioni porteranno la vecchiaia. La gelosia è rivalità e allo stesso tempo desiderio di imitazione, la brama è il voler ad ogni costo ciò che non ci è dato e non ci appartiene. Coltivare questi due sentimenti genera costante preoccupazione e ansia; perché il nostro cuore è sempre proteso a cercare di raggiungere quello che dovremmo essere ( desiderio di imitazione) e quello che vorremmo avere (brama).

P. Bisatti - d. Andrea