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28 Mar

CERCA - Scheda 2

Sapienza 1,1

Amate la giustizia giudici della terra

Pensate del signore in bontà 

E in semplicità di cuore cercatelo

 

Il cammino della vita è fatto di innumerevoli sentieri. Ogni giorno troviamo incroci di fronte ai quali si sceglie che direzione prendere e da che parte andare, bivi che ci allontanano da un posto e ci avvicinano ad un altro.  Percorriamo vie larghe e trafficate che conducono a mete conosciute, o sentieri non tracciati dalla destinazione ignota. Deviazioni che ci portano a prendere strade non previste o viottoli sicuri che abbiamo sempre percorso.  L’uomo viaggia, nella terra e dentro se stesso, prende direzioni, individua mete, sceglie delle strade e ne scarta altre. Nessun viaggio è predefinito e ogni cambiamento di rotta è un cambio di destino. Il libro della Sapienza inizia con un passo che indica come viaggiare sulla terra e dentro al proprio cuore, su cosa basarsi quando si sceglie per orientare il cammino verso terre di luce e allontanarsi da luoghi di dolore e tenebra.

Amate la giustizia:. Il testo si rivolge ai giudici della terra, non si riferisce solo a coloro che operano  nell’ambito legislativo, ma ad ogni uomo che di fronte ad un incrocio valuta le due strade e compie una scelta. Amare la giustizia è il fondamento sicuro, il riferimento sul quale basare e regolare il proprio sistema di valutazione delle cose e della realtà. Quando devi scegliere cosa dire, cosa fare e da che parte andare poni alla base della tua scelta l’amore per la giustizia. Quando devi scegliere la tua strada e devi sapere cosa preferire e cosa scartare, a cosa avvicinarti e da dove allontanarti poni l’amore per la giustizia alla base del tuo sistema interno di valutazione. L’amore per la giustizia non genera mai rabbia e odio verso l’uomo, al contrario genera scelte che portano ordine e armonia dentro e fuori di noi. L’amore per la giustizia non condanna, ha come principale obbiettivo il ripristino del benessere e dell’integrità. La giustizia che ci propone la Bibbia è diversa da quella umana a cui siamo abituati, la giustizia di Dio disapprova il peccato ma ama alla follia il peccatore e non smette mai di desiderare che si salvi e che viva.

Pensate del Signore in bontà:  la parola greca che troviamo qui è agathotes che significa bontà e bellezza. Deriva dall’aggettivo agathos che identifica tutto ciò che è buono, salutare, vivificante ma anche bello, armonioso e ordinato. L’ indicazione del versetto dice di pensare riguardo al Signore in bontà e bellezza. Questo pensare significa fissare la mente, dirigere i pensieri e la propria capacità di comprendere in una precisa direzione. Tutto quello che pensiamo di aver capito riguardo alla vita e a Dio, se non ci ha portato a conclusioni belle, piene di fiducia e  rasserenanti, è in realtà molto lontano dal Signore. Bontà e bellezza è il linguaggio della vita e di Dio, il suo modus operandi. Solo abituandoci a questo linguaggio e praticandolo potremmo iniziare veramente a comprendere il Signore. Pensare in bontà e bellezza preserva la nostra comprensione dalla superbia e dall’arroganza. 

E in semplicità di cuore cercatelo: Il verbo cercare esprime una ricerca attiva, dinamica, eseguita con ragionamenti, richieste di informazioni, verifiche, spostamenti, un’investigazione che coinvolge non solo la mente ma ogni parte dell’uomo e non si ferma finché non ha trovato. La semplicità di cui si parla in questo punto è aplotes che significa sincerità, essere senza parti, opposto a  diplos, che è la duplice natura, l’avere due parti ed essere quindi falso e ingannevole. Aplotes è assenza di ipocrisia e di doppiezze. Il testo dice di cercare il Signore in semplicità di cuore cioè spontaneamente, senza macchinazioni, calcoli , doppi fini e sopratutto senza finzione. Troveremo il Signore quando lo cercheremo senza nascondere nulla di noi e di ciò che siamo, dalle parti più  belle agli angoli più bui.  

Amore per la giustizia, per regolare il nostro sistema di valutazione e di scelta. Bontà e bellezza, il linguaggio della vita, nel quale immergere i pensieri per poter comprendere la vita.         Semplicità, per rendere sincera ed efficace la nostra ricerca e il nostro agire.

Sono le indicazioni che il primo versetto della Sapienza ci dona per percorrere nella luce le strade della vita e della nostra interiorità. Rendiamo grazie.

 

Dentro al testo: Traduzioni e Curiosità

- Scheda 2 -

Sap 1,2  Il signore si fa trovare da quelli che non lo mettono alla prova.    

Tentare Dio vuol dire pretendere che il Signore faccia una determinata azione per dimostrare  la Sua esistenza, la Sua affidabilità e il Suo amore. L’uomo mette alla prova Dio quando dubita della Sua presenza e lo sottopone ad esame per decidere se esiste davvero, se è veramente con noi e degno di credibilità. Lui invece si fa trovare da chi non rifiuta di credere, da chi ha un atteggiamento di fiducia nei Suoi confronti anche nei momenti difficili.

Sap 1, 3 I ragionamenti distorti separano da Dio

Il distorto espresso in questo versetto è skolios che viene tradotto con storto, ritorto, curvo, contorto, tortuoso, perverso e falso. Viene usato anche per descrivere il modo di stare del serpente, quando si raggomitola su se stesso. Il ragionamento skolios è il pensare che si allontana dalla verità e gira su stesso, ripetendo all’infinito le stesse cose, ristagna in noi autoalimentandosi senza essere mai indirizzato verso una soluzione o  una via che porta ad avanzare e progredire. 

Sap 1, 11 Guardatevi da inutili mormorazioni

Con mormorazione non si intende solo il pettegolezzo ma anche il parlare dietro, di nascosto, ribollendo di malcontento ma senza riuscire ad ammetterlo apertamente. Il testo dice di fare attenzione perché non c’è parola, detta fuori o dentro di noi, che sarà senza effetto.

P. Bisatti - d. Andrea