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17 Ott

SERVIRE o SERVITI

XXIX domenica T.O. - 2015

Quanto è diffusa la “mentalità del mondo”, le sue abitudini, la sua prospettiva: dominare per essere serviti! Sembra una strada a senso unico che nasconde però un vicolo cieco. Serve tempo per riconoscere che questa strada non offre mai il pieno successo dei nostri desideri, perché la sete di gloria, di fama, di prestigio seduce e corrompe mente e cuore. Quando viene attivata la “mentalità del mondo”, ci manteniamo inevitabilmente separati l’uno dall’altro.

Il primo scisma nella chiesa è avvenuto sotto gli occhi di Gesù: due discepoli contro dieci e dieci contro due (Mc 10,35-41). Il motivo del contendere: non una discussione teologica o il rifiuto di qualche dogma, ma la smania per il potere, la competizione per i primi posti. Giacomo e Giovanni avevano chiesto di essere posti al fianco di Gesù nella sua gloria futura. Fu l’inizio di una dolorosa storia di divisioni e conflitti ecclesiali, sempre determinati da rivalità meschine. Quando qualcuno vuole prevalere sugli altri il gruppo si sgretola. Ma nemmeno il sistema democratico elimina i litigi, perché non li cura alla radice, è solo un gioco di equilibri, un tentativo di conciliare opposti egoismi.

Gesù ha costituito i Dodici perché nel mondo fossero il segno di una società nuova, in cui fosse abolita ogni pretesa di dominio e si coltivasse un’unica ambizione: forme di servizio alla comunità e alle persone. Impresa ardua. La mentalità di questo mondo si è infiltrata, fin dall’inizio, anche nella chiesa e lungo i secoli sono riemersi i criteri di questo mondo: il dominio, il possesso, l’asservimento dell’altro, la ricerca di privilegi.

Credo sia ormai evidente che abbiamo percorso tutta la “via del mondo”, sottovalutando o ignorando ogni segnaletica che voleva avvisarci della strada imboccata. Conflitti e tensioni a livello personale, familiare e collettivo, esaltano l’arroganza e la violenza, mostrando la bassa disponibilità a servire e a collaborare. E’ un pretendere più che un offrire, ostinati nello scontro e nella superbia.

Quando Marco scrive il suo vangelo per le comunità cristiane del primo secolo, Giacomo e Giovanni avevano però compiuto una nuova scelta: Giacomo è stato il primo apostolo martire della chiesa di Gerusalemme e Giovanni era impegnato a servire in modo umile e instancabile la causa del Regno di Dio per sostenere i deboli e le vittime dell’ingiustizia, istruendo e infondendo fiducia a coloro che lo incontravano.

Voglio credere che dentro il nostro cuore ci sia ancora lo spazio per riflettere e correggere le nostre scelte. Serve una decisione personale per costruire una collettività rinnovata e motivata dalle parole di Gesù perché si torni a offrire energia alla “mentalità del Signore”. Gesù ha offerto la sua vita per la nostra salvezza, è venuto per servire e non per farsi servire. Soffre e geme il mio cuore quando incontro giovani e adulti irrigiditi in mille pretese, guidati dall’egoismo, convinti che non ci sia gioia nel servire, nel credere, nell’amare gratuitamente. Sono solo parole scritte le mie, ma hanno il desiderio di avvisare una società, una comunità che rischia di morire se non torna a lasciarsi istruire dal Signore, dalla sua parola. Difendiamo la nostra autonomia, la nostra indipendenza, come se fosse l’apice dell’evoluzione umana, dimenticando invece che il passo successivo prevede spazi e azioni di interdipendenza, attraverso un ascolto reciproco, per realizzare insieme obiettivi che nessuno da solo potrebbe mai raggiungere.

d. Andrea

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