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05 Set

Domenica 6 settembre 2015

Quando ero ragazzino non capivo molte delle parole che ascoltavo, non ne conoscevo il significato e così non potevo accedere alla ricchezza dell’informazione ricevuta. Chiedere, indagare, consultare non era così facile e immediato. Nelle nostre case esisteva qualche buona enciclopedia, qualche dizionario, ma oggi è tutto più facile con la tecnologia di massa ormai diffusa. Sono aumentati gli strumenti, la possibilità di accedere a fonti e spiegazioni in tempi rapidi, ma quello che non è cambiato è la “patologia”!

Il termine deriva dalla lingua greca pathos, "sofferenza" e logia, "studio". L’uomo soffre di una patologia grave, oggi e da sempre: non ama ascoltare. verbo “ascoltare” ricorre più di mille volte nell’Antico Testamento, ed è spesso riferito a Dio che non è sordo (Is 59,1). A differenza però degli uomini, che spesso chiudono gli orecchi al grido del povero che implora aiuto ma lo tendono non appena odono elogi e complimenti, il Signore è attento solo alle preghiere, al pianto, ai lamenti del suo popolo che grida a Lui.

Proviamo a studiare insieme. Nel libro del Deuteronomio e sulla bocca dei profeti torna insistente l’invito: “Ascolta Israele” (Dt 6,4); “udite la parola del Signore” (Mic 2,4). La sordità a questa voce è il grande peccato! Come ragazzini, ancora oggi abbiamo indurito l’orecchio alla parola del Signore allontanandoci dalla gioia e dalla pace. Corriamo il rischio di continuare ad essere quel popolo che i profeti anticamente chiamavano una: “genia di ribelli”.

Cosa e chi può guarirci da questa sordità che ormai a livello mondiale è diventata una patologia grave? Il Signore ha promesso di guarirci, ma dobbiamo accettare il suo aiuto le sue proposte. Il Signore chiede per guarirci la docilità e l’adesione alla sua parola. Come spesso accade con i bambini che accettano di ascoltare dopo gravi errori, quando sono in grave difficoltà, chiedono aiuto, così facciamo anche noi.

Come cristiani, come credenti, abbiamo la possibilità di conoscere la parola del Signore con una buona lettura, corsi di approfondimento, la liturgia. Accogliere e conoscere la parola di Dio per essere rinnovati nelle risposte e nelle scelte. A ciascuno la responsabilità di contagiare, portare speranza, coraggio a chi teme di ascoltare, a chi è stato allontanato, escluso, o non ha ancora accettato di “studiare la sua sofferenza” (patologia).

Dopo le vacanze del tempo estivo, dopo un aver ritrovato spazi e tempi di ristoro, predisponiamo il nostro orecchio. Quante opportunità per servire, per incontrare e ascoltare nella nostra comunità. Non ci trovi il Signore sordi al suo invito di impegnarci per migliorare la nostra salute e di chi ha bisogno di cure. Non siamo la comunità perfetta, ma incontriamo il Signore nell’eucarestia della domenica, nella preghiera condivisa nelle nostre case, nei momenti di servizio e di carità, nel desiderio di collaborare, per diventare un popolo nuovo chiamato a costruire un mondo in cui tutti si sentano accolti e amati. Solo così, ogni tensione, ogni sordità viene sconfitta.

L’orecchio guarito smette di essere indifferente alla voce di un impegno, l’orecchio guarito è colui che si lascia coinvolgere, che accetta responsabilità per ritrovare il senso profondo del nostro vivere.

d. Andrea

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