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14 Giu

Domenica 14 giugno 2015

Quando non si è più abituati a qualcosa si può dire di essere “desueti”, è aggettivo usato per indicare un aspetto, una prassi, uno stile di vita ormai caduto in disuso. Ha come sinonimi: disabituato, disavvezzo, superato, sorpassato, obsoleto, antiquato ecc.

Oggi abbiamo l’impressione di assistere a un rapido declino dei valori, non solo dei valori cristiani. Vediamo l’uomo che tenta di liberarsi dell’idea di Dio, della sua presenza nella storia, colloca se stesso come punto di riferimento assoluto, come misura di ogni cosa, si costituisce a proprio piacere arbitro del bene e del male, assolutizza la realtà di questo mondo come unica e definitiva, e ritiene la fede un aspetto ormai “desueto” della vita. E’ questo il secolarismo, fenomeno che ha radici storiche remote, ma che ha toccato il suo apice in questo tempo. Come mai? Cosa è accaduto?

Nella ricerca delle cause, c’è chi attribuisce la responsabilità ai preti che sempre più deboli e impauriti evitano di richiamare quelle verità, che in passato, quando le chiese traboccavano di fedeli, costituivano i temi ricorrenti della catechesi: il giudizio di Dio, i castighi, il diavolo, la condanna eterna, ecc.

Credo invece che oggi stiamo pagando le conseguenze di una evangelizzazione e di una catechesi – che senza voler attribuire colpe al passato – era slegata dalla parola di Dio, più sbilanciata a intimidire con concetti astratti piuttosto che a riconciliare attraverso risposte di significato e di fedeltà ai testi rivelati.

E’ evidente il cambiamento davanti a nostri occhi: non c’è solo una disaffezione nella religione, ma anche nella politica, nella famiglia, nel lavoro. Forse in passato potremmo dire che c’era più partecipazione religiosa, ma sorge la domanda: c’era più fede o paura? Il bene comune, ovvero la politica, era il frutto del desiderio di migliorare il nostro stile di vita o ha sempre nascosto interessi di pochi? I diritti di parità tra uomo e donna sono stati esaltati per migliorare il rispetto dei singoli o per disgregare l’ambiente sacro della famiglia? In passato c’era più lavoro o più voglia di lavorare e accettare sacrifici? La tutela del lavoro è solo un diritto della nostra costituzione o richiede sempre fatica e  rispetto per chi lavora?

Parlare di fede, di valori, di giustizia, di responsabilità potrà sembrare “desueto”, ma credo che il futuro sia nelle nostre mani. La chiesa ha ripreso coscienza del tesoro che il Maestro le ha consegnato? Il nostro impegno è espressione di una vocazione che il Signore ci affida per migliorare e orientare la vita? La dove questo accade si assiste ad un risveglio, ad una nascita a prima vista inattesa: “Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno il seme germoglia e cresce; come egli stesso non sa” (Mc 4,26-27). Una delle tentazioni più comuni degli apostoli è stato lo scoraggiamento. Il rischio di abbattersi perché le cose non cambiano velocemente dopo la semina, perché non cambiano dopo il nostro impegno, è grande.

Quando superiamo il tempo dell’accusa, della denuncia, dello scoraggiamento, torniamo umilmente a gettare semi nel campo della vita, e attendiamo che di notte e di giorno il germoglio cresca. Non sappiamo come questo accada, non è una sterile attesa, ma è il tempo della fede di un regno desiderato ma non sotto il nostro controllo. La Parola, seme attende di essere sparso nel mondo in abbondanza, perché la fede fiorisca su basi nuove. Ma se il contadino si agita ed entra nel campo prematuramente, corre il rischio di calpestare il germoglio e impedire ogni cambiamento, ogni nascita. Forse i “valori desueti”, hanno ancora il compito di ricordarci che non serve solo agire guidati da sterili emozioni, ma serve rispettare, obbedire alla leggi della semina, serve fede e non paura, informazioni e non imposizioni, fatica e non pigrizia, per apprezzare il raccolto, o sperare di vederlo.

don Andrea

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