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08 Lug

XIV domenica T.O. - anno A - 2014

Non ne ho mai avuto uno. Ma c’è una storia su un gatto che da molti anni mi accompagna. E’ il gatto del guru. E’ una storia che ho letto quando avevo diciotto anni e mi ha aiutato a capire perché non mi piaceva la religione,  non mi piaceva la proposta offerta per dare forma e ordine al mio spirito.

Si racconta che quando il guru si sedeva per le funzioni religiose ogni sera arrivava il gatto del santuario e distraeva i fedeli. Così egli ordinò che durante le funzioni serali il gatto venisse legato. Molto tempo dopo la morte del guru si continuava a legare il gatto durante le funzioni serali. E quando alla fine il gatto morì, portarono al santuario un altro gatto per legarlo debitamente durante le funzioni serali. Secoli dopo i discepoli del guru scrissero dotti trattati sul ruolo essenziale di un gatto in ogni funzione correttamente condotta.

Sembra riduttivo, forse scandaloso, per qualcuno offensivo, ma il Figlio di Dio si è avvicinato all’uomo, alle sue funzioni, per scioglierlo, spogliarlo di tutto ciò che era perfettamente inutile per il nostro cuore. Gesù è venuto semplicemente a ricordare che il “gatto” non serve per andare a Dio. Molte funzioni religiose sono così diventate strumento di distrazione, quando in origine l’unico che distraeva era il gatto.

Credo sia arrivato il tempo per gustare il cuore del Signore e approfittare del tempo estivo per toglierci vestiti pesanti e chi ci fanno sudare. Gesù dice: “Ti benedico Padre perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25). E continua: “venite a Me voi tutti che siete affaticati e oppressi, e Io vi ristorerò, … Io sono mite e umile di cuore …, il Mio giogo infatti è dolce e il Mio peso leggero” (Mt 11,28-29). Inizialmente Gesù ha avuto anche successo ma lentamente la sua gente, il popolo, molti suoi parenti, per non parlare dei sacerdoti e dei dotti del tempo, lo hanno rifiutato perché erano troppo legati al “gatto” (la legge). Era impensabile per loro compiere ogni rito senza la presenza del gatto. E così il gatto riceveva sempre cibo e attenzione, ed era diventato così importante da regolamentare una fiorente economia, ogni decisione politica, scambio e movimento. Tutto ruotava attorno alla difesa del gatto.

Gesù parla dei semplici, di piccoli, degli esclusi da ogni redenzione, o perché avevano rifiutato il “gatto”, o perché avevano manifestato l’inutilità della sua presenza.

Gesù offre loro un ristoro, offre un giogo, una via dolce, un cammino più leggero che non vuol dire semplice o facile, ma un invito che rispetta la storia e struttura di ciascuno. Gesù parla di fede e non di religione, propone una liberazione e si presenta come: “mite e umile di cuore”. Sono i termini che si trovano nelle beatitudini e che non indicano i timidi o i mansueti, i tranquilli, ma coloro che pur subendo ingiustizie, non ricorrono alla violenza.

Ancora oggi i semplici, i piccoli, cercavano di liberare il gatto, accolgono la proposta di Gesù di scegliere l’essenziale, di trovare così un ristoro per le loro coscienze perché dimenticati ed esclusi. Donaci Signore di riconoscere la Tua presenza nei nostri cuori, nonostante ogni cultura e religione sembra lavorare per impedircelo. Aiutaci in questo tempo estivo a passeggiare amorevolmente con il gatto della nostra storia e di “scioglierlo dal laccio” al primo cenno di autonomia, quell’autonomia che caratterizza la natura di questi animali e il nostro Spirito. Venire a te e incontrarti sarà così ciò piace a Te e a noi.

d. Andrea

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