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20 Mag

DISCUTEVANO

VI^ domenica Pasqua – anno C – 2022

In una mattinata di formazione biblica il relatore, monaco benedettino, un giorno affermò: “Quando discuto spesso dissento, anche delle affermazioni dei superiori se lo ritengo opportuno. Non è un segno di divisione o una opposizione sterile, ma il modo di esprimere per il bene comune, il mio punto di vista, la mia opinione, la mia esperienza, il mio sentire”. Mi riconosco in pieno. Ma non è così scontato saperlo fare in maniera pacifica, senza polemica, senza cadere in sterili giudizi, mantenendo salda la comunione nella diversità delle parti e dei ruoli.

Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l'usanza di Mosè, non potete essere salvati». Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione” (At 15,1-2).

 Le tensioni tra tradizionalisti e innovatori non sono una novità, sono sempre esistite, non solo nella chiesa ma anche nella vita civile. Anche se dolorose, sono inevitabili e divengono motivo di crescita se gestite con saggezza, rispetto e carità. Nelle comunità cristiane del I° secolo “discutevano animatamente”. Era difficile mantenere una continuità tra il passato - circoncisione - e accogliere la novità portata da Cristo - battesimo - che domandava prima di tutto la fede. La discussione avvenne a Gerusalemme, una chiesa convocata e riunita per individuare una risposta che rispettasse la storia di un popolo ma che sapesse accogliere anche il percorso di altri (Leggi Atti degli Apostoli Cap. 15).

 Nei prossimi giorni la chiesa di Padova, e in molte altre diocesi d’Italia, inizierà un percorso sinodale. Dopo un periodo di preparazione, sono stati individuati alcuni punti di rottura nel nostro essere cristiani, sempre più spesso lontani da Dio, e osservati quei germogli della nostra fede, quelle espressioni di vitalità e creatività che lo Spirito Santo non fa mai mancare nella storia collettiva e personale.

 Da tanti anni sento dire che questa Chiesa è vecchia, nei suoi codici, nel suo linguaggio, nei suoi riti, anche se lei è custode di quei “cieli nuovi e terra nuova” promessi da Dio ai suoi figli. Mi auguro che inizi un tempo in cui si discuta animatamente, per risvegliarci da un torpore collettivo spirituale, per correggere alcune derive etiche e pastorali sempre più giustificate da un mondo pagano. Tutto ciò, possa aiutarci ad amare il Signore oltre la dottrina e la legge, sempre necessaria, ma mai sufficiente per una vera conversione. Con quale stile discutere e perché farlo?

 L’esortazione apostolica Evangelii Gaudium afferma: “L’ideale cristiano inviterà sempre a superare il sospetto, la sfiducia permanente, la paura di essere invasi, gli atteggiamenti difensivi che il mondo attuale ci impone. Molti tentano di fuggire dagli altri verso un comodo privato, o verso il circolo ristretto dei più intimi, e rinunciano al realismo della dimensione sociale del Vangelo. Perché, così come alcuni vorrebbero un Cristo puramente spirituale, senza carne e senza croce, si pretendono anche relazioni interpersonali solo mediate da apparecchi sofisticati, da schermi e sistemi che si possano accendere e spegnere a comando.

 Nel frattempo, il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio, dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Figlio di Dio, nella sua incarnazione, ci ha invitato alla rivoluzione della tenerezza” (EG 88).

 Non si aprono le “danze”, ma un tempo per discutere sicuramente. Ci aiuti la Vergine Maria a farlo con Grazia, per consegnare ai nostri figli e al mondo un tempo di pace e di verità.

d. Andrea