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08 Apr

 260° Palme – anno C – 2022

 Tra i tanti desideri che coltiviamo nel nostro cuore, uno in particolare sembra dominare nel mondo. E’ insegnato come la meta di ogni sforzo, di ogni impegno, di ogni scelta: “farsi un nome!”. Non è solo per un biglietto da visita, per pavoneggiare una professione, una competenza, un’abilità. E’ il desiderio nascosto di prevalere, di dominare, per occupare ruoli e avere privilegi che a pochi spettano. E’ la ricerca di quella gloria che predispone e autorizza l’uomo, ad usare ogni forma di inganno e violenza per prevaricare su altri. Non è solo questione di denaro, ma di potere: “sono io il più forte!”.

Nella storia della salvezza Dio si rivela fin dall’inizio con un nome. Interpellato da Mosè che gli chiederà in nome di chi potrà andare dal faraone, per rivendicare libertà e giustizia per sé e per il popolo, Dio risponde: “Io sarò con te […] Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: «Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi». Mi diranno: «Qual è il suo nome?». E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»” (Gen 3,12a-15).

 Dio ricorda l’origine di ogni ingiustizia: dimenticare di essere creature, perché è solo Dio che tutto fa’! La sua volontà va cercata, amata e compiuta prima di tutto. E’ lui il Signore della storia. Dio ricorda a Mosè e a noi, che il suo nome è relazione, presenza, vicinanza, forza, coraggio e verità.

Nel Nuovo Testamento Gesù, dirà così di lui: “Di nuovo Gesù parlò loro e disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita»” (Gv 8,12). Un auto rivelazione, non per farsi un nome, ma per indicare la salvezza vera per le nostre anime.

In altri momenti della sua vita Gesù dirà ancora: “In verità, in verità io vi dico: Io sono la porta delle pecore” (Gv 10,7).Io sono il pane della vita” (6,35); “Io sono la luce del mondo” (8,12); “Io sono il buon pastore” (10,11); “Io sono la via, la verità e la vita” (14,6); “Io sono la vera vite” (15,1). E’ il suo nome che va conosciuto, accolto e amato e non c’è bisogno di esaltare il nostro.

C’è una preghiera di Madre Teresa di Calcutta che rileggo volentieri nei momenti bui della mia vita e di quella del mondo. Una preghiera ricca di speranza. Parole semplici, quasi fuori del tempo e della logica umana, ma che consegnano la consapevolezza di chi siamo e di chi possiamo essere in Dio. Sono parole disarmanti, che fanno ordine nelle nostre azioni e sui nostri nomi.

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico NON IMPORTA, AMALO. Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici NON IMPORTA, FA’ IL BENE. Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici NON IMPORTA, REALIZZALI. Il bene che fai verrà domani dimenticato NON IMPORTA, FA’ IL BENE. L’onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile NON IMPORTA, SII FRANCO E ONESTO. Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo NON IMPORTA, COSTRUISCI. Se aiuti la gente, se ne risentirà NON IMPORTA, AIUTALA. Da’ al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE”. E’ una piccola morte quotidiana del nostro “io”, per servire l’unico IO che si fa TU.

Di fronte alla morte di Lazzaro suo amico, Gesù dirà alla sorella Marta: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo»” (Gv 11,25-27). “Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese»” (Ap 3,20-22). IO-SONO ci augura Buona Pasqua.

d. Andrea

 

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