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23 Feb

DISTORSIONE

VIII^ domenica T.O. – anno C – 2022

Dal rapporto Censis 2021 emergono questi dati: secondo il 5,9 per cento degli italiani (3 milioni di persone), il covid non esisterebbe; per il 10,9 per cento il vaccino anticovid sarebbe inutile, dannoso e inefficace; per i 31 per cento si tratterebbe di una sperimentazione collettiva. A questi va poi ad aggiungersi un 12,7 per cento di connazionali convinti che la scienza produca più danni che benefici; un 10 per cento che lo sbarco sulla luna non sia mai esistito; un 20 per cento che il 5G possa controllare la menti delle persone. Tutta colpa del covid?

 Non siamo creduloni, ma a volte irrazionali, soprattutto di fronte a ciò che non ci piace, ci spaventa o non conosciamo. Come effetto, guardiamo con distorsione quasi tutto ciò che la vita ci consegna; lo scetticismo impera e la fiducia nell’altro è merce rara. Nascono quindi in modo esponenziale i movimenti di protesta, e di argomenti per protestare ce ne sono sempre tutti i giorni. Nascono quelle patologie che l’isolamento in questo tempo fa emergere sempre più, creando gruppi contrapposti che non sanno ascoltare e dialogare in maniera pacifica. Non siamo chiamati ad essere ingenui, a privarci della nostra capacità critica, a non riconoscere le vessazioni di ogni tempo, ma a guardare anche in maniera diversa noi stessi e gli altri.

Per amore del denaro molti peccano, chi cerca di arricchire volta lo sguardo. Fra le giunture delle pietre si conficca un piolo, tra la compera e la vendita s'insinua il peccato. Se non ti afferri con forza al timore del Signore, la tua casa andrà presto in rovina. Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo. Il frutto dimostra come è coltivato l'albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini” (Sir 27,1-7).

Quando finalmente viene smascherato qualcuno che, per molto tempo, è riuscito a tessere intrighi a nostro danno, ha tramato nell’ombra e l’ha sempre fatta franca, ha manipolato la collettività per secondi fini, esclamiamo soddisfatti: “Un giorno o l’altro tutti i nodi vengono al pettine”. Certo i denti del pettine possono essere radi o fitti. Per noi, magari usiamo il pettine largo, mentre per gli altri preferiamo quello fine.

Il Siracide non usa questo paragone, ma quello del vaglio e della fornace. In quel tempo le donne, prima di macinare il grano lo ponevano in un setaccio e lo vagliavano con molta cura per separalo dall’impurità, dalle foglie, dalle pagliuzze, dalla pula. Così pure i vasai non si compiacevano della bellezza di un loro vaso prima di averlo cotto al fuoco, fatto passare attraverso il calore della fornace che avrebbe potuto ridurlo in cocci.

Il testo del biblico ci ricorda che chiunque può avere e fare buoni propositi, professare grande integrità, ma il peccato si insinua facilmente nel nostro cuore, nei nostri occhi e sulle nostre intenzioni. Abbiamo abbandonato il Signore, e i nostri affetti non sanno reggere l’urto della distorsione, quelle incomprensioni che emergono perché la lente è sbagliata e le nostre case vanno in rovina. Nei confronti degli altri, noi ci comportiamo spesso come le donne che setacciano il grano: li giriamo, li rigiriamo per bene, li buttiamo per aria, li esponiamo al vento finché non riusciamo a far venire fuori tutti i difetti, tutti gli scarti, tutte le fragilità che hanno. Ci comportiamo come i vasai: li sottoponiamo alla prova del fuoco, li teniamo mesi e anni nella fornace dei nostri severi controlli. Lì in pochi resistono perché nessuno è immune da difetti.

 Come mai non usiamo lo stesso rigore con noi? Come mai siamo sempre pronti a giustificare ogni nostra mancanza e a legittimare le nostre scelte?

 Certo dobbiamo vigilare sui frutti nostri e su quelli degli altri, pesare le parole altrui senza lodare frettolosamente qualcuno, ma soprattutto ricordarci:Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello” (Lc 6,41-42).

  d. Andrea

 

 

 

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