5 ciottoli

Switch to desktop
11 Feb

 VI^ domenica T.O. – anno C – 2022

Sono in molti a credere che nella vita sia la fortuna a fare la differenza. Nella filosofia medievale e antica, la Ruota della Fortuna è un simbolo della natura capricciosa del destino. La ruota appartiene alla dea Fortuna che la fa girare a caso, cambiando le posizioni di chi è sulla ruota: alcuni subiscono grandi sventure, altri guadagnano colpi di fortuna. In Italia ne avevano fatto anche un quiz televisivo tra il 1980 e il 1990. Una filosofia e un gioco possono sgretolare virtù e impegno, valori e scelte, per immolare tutto alla sorte, alla pigrizia, alle dipendenze, o alle ludopatie.

 “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore. Sarà come un tamerisco nella steppa; non vedrà venire il bene, dimorerà in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere. Benedetto l'uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d'acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell'anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti” (Ger 17,5-8).

La parola di Dio consegna una prospettiva diversa sugli eventi della vita. Non si parla di fortuna o di sfortuna, ma di “ruota”. Orientiamo la nostra vita con le nostre scelte: a ciascuno la libertà e la responsabilità di diventare uomini maledetti o benedetti. Non c’è nessun cenno sulla sfortuna. Non c’è da improvvisare, o da meravigliarsi per l’esito di certi frutti. Spetta a noi decidere se confidare nell’uomo, nella carne, allontanandosi dal Signore, dal suo amore che è anche disciplina, oppure confidare in lui, per diventare un albero che pone le sue radici lungo un corso d’acqua per rimanere felici, quando attorno a noi c’è siccità e terra di salsedine.

 La ruota gira e ti porta lontano se sai esplorare la fatica, la verità, il silenzio e la fede. Come racconta un giovane, di nome Lorenzo Barone - oggi ventiquattrenne di Terni – che a diciotto anni ha preso la bici, una tenda e poco altro e ha percorso oltre 70.000 km tra Europa, Asia, e Siberia, sfidando temperature polari, ma arricchendo la sua anima di fiducia, portando frutti di umiltà e gratitudine a chi lo incontrava. Vende le foto dei suoi viaggi con offerta gratuita per mantenersi.

 Lui stesso scrive: “Mi dicevano "in bicicletta non andrai lontano". Non so cosa intendessero per "lontano" ma la distanza di un giro e mezzo della terra poi l'ho percorsa. Mi dicevano "ma viaggiare costa tanto! ".. Non so cosa intendessero per "tanto" ma 3/4 euro al giorno per mangiare sono meno di quello che molti spendono in benzina o biglietti per spostarsi in città quotidianamente.

 Mi dicevano "che viaggi a fare se poi devi tornare?" Io mi sono sempre chiesto come facessero loro a non partire e a non fare nuove esperienze, ma senza dirlo. Mi dicevano "Torna a casa prima dell'inverno" ma pedalare in Lapponia d'inverno sotto le aurore boreali, con 22 ore di buio e -30°C o sul Pamir oltre 4.000 mt tra le montagne a -28°C, o in Siberia a - 55°C per 8000 km in pieno inverno, rimangono tra i viaggi più belli che ho fatto.

 Mi dicevano "Ma vai in compagnia che è meglio" Nei viaggi in compagnia mi sono sentito più solo che stando da solo perché diminuiva il contatto con le persone del posto. Mi dicevano tante cose, ma non li ho più ascoltati e solitamente tutti coloro che volevano insegnarmi come vivere non erano mai persone felici”.

 Scrive ancora: “La vita è un come un soffio, passa velocemente e quasi non te ne accorgi. Non avendo la possibilità di conoscere il futuro, è meglio accogliere sempre quell'istante, quel momento, qualsiasi esso sia”. Aggiungo io: questo è l’uomo benedetto.

 “Vogliamo "tutto e subito", siamo felici per qualche istante e a quel punto rincorriamo qualcos'altro, per poi ricominciare, perché la vera felicità è altrove. Corriamo sulla stessa ruota giorno dopo giorno senza vivere come vorremmo, vivere realmente, allo stesso tempo però non ce ne accorgiamo, pensiamo che la nostra vita duri "per sempre" e continuiamo a non partire”.

 

d. Andrea

 

Altro in questa categoria: « CARITÀ DISTORSIONE »