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30 Gen

IV^ domenica T.O. – anno C – 2022

Le parole e le azioni in questo tempo si fanno severe. Ogni giorno scopriamo spiacevoli retroscena nel mondo della politica, della sanità, del lavoro, nell’ordine pubblico e nella giustizia. Vige sempre più uno stato di confusione, di incertezza e di polemica. Quando poi queste parole sono orientate alla Chiesa stessa, a noi cristiani, non mancano accuse, denunce, ostilità e condanna. Tutti maestri, tutti giudici delusi, e come si dice spesso: “tutti allenatori!”. Non nascondiamoci però; il peccato nell’uomo è accovacciato ovunque.

A casa mia si faceva la conserva e la marmellata in estate, mentre in inverno i crostoli e le frittelle. Si cercava di fare economia e di non perdere il buon gusto delle cose. A cena mio padre accendeva la tv per ascoltare le notizie del telegiornale, a dir suo per restare informato, e spesso queste notizie appesantivano i cuori perché l’economia della casa era sempre molto fragile.

Mia madre, casalinga, cercava di non perdere di vista la cosa più preziosa: non offriva soluzioni eclatanti, ma stimolava con parole semplici e l’esempio, di accendere continuamente il desiderio di carità, quella solidarietà fatta di piccoli impegni e compiti, utili a tutti. Una carità estesa anche ai vicini di casa che diventava solidarietà e comunione, e nel tempo dopo essere diventata vedova, il suo servire ha raggiunto la comunità parrocchiale e la città, nelle cucine popolari. Questo atteggiamento contagioso di carità, fatto di azioni concrete, spiazzava la paura, riconsegnava speranza e ci aiutava ad avere fiducia nel futuro.

C’è sempre un buon motivo per lamentarsi, preoccuparsi e non servire. Non ci basta criticare e dubitare del nostro prossimo, ma nella parte più profonda del nostro cuore ormai dubitiamo di Dio stesso, unico grande responsabile dei nostri disagi e delle nostre fatiche. E’ lui il colpevole, il traditore per la logica comune, perciò siamo autorizzati e legittimati a rifiutarlo, abbandonarlo e bestemmiarlo. Il dramma è che così si è smesso di fare la conserva, la marmellata … e tante altre cose, trascurando la carità.

Il pericolo di isolarsi e chiudersi in sé stessi è sempre più diffuso. Non si trova più il bene, ormai merce rara e nascosta. Si dimentica però che l’amore vero crea il bene anche quando non lo si trova, anche quando le parole e il clima si fa severo attorno a noi.

C’è una via che riporta gioia in ogni tempo e San Paolo ce la ricorda: Desiderate […] la via più sublime.Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla […].

La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine […].

Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia […]. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!” (1 Cor 12,31 – 13,1-13).

La carità vera, plasma e trasforma perché ci insegna a fare il bene in ascolto vero, quello che accoglie l’altro e la realtà per come si presenta e non secondo i nostri desideri. La carità non è semplice volontariato o slancio emotivo di amore. E’ la consapevolezza che il Signore è con noi e che viene a salvarci, là dove e quando il nostro cuore si affida oltre la tristezza, il fallimento e la poca gratitudine. La carità dona pace e sapienza perché è il volto di Cristo risorto che incontri nel fratello.

d. Andrea

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