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14 Gen

I^ domenica T.O. – anno C – 2022

Ricordo con piacere le prime lezioni di antropologia, quella scienza che studia i tipi e gli aspetti umani soprattutto dal punto di vista morfologico, fisiologico, psicologico. Finalmente si parlava di me, del mio essere. Mi ha sempre affascinato il cammino evolutivo dell’uomo, che da “sapiens” cresce anche come uomo “faber”. Fare e agire per scoprire, creare e realizzare.

 La nostra società si è così immersa nel “fare”. L’importante è fare, correre, crescere, scalare, aumentare, moltiplicare, consumare, controllare. Eccoci pertanto in difficoltà in questo tempo di confusione e restrizioni, dove la vita ci ha fatto rallentare, svuotare, agitare, pensare, e “stare” davanti a una realtà evidente: è “venuto a mancare il vino”!

 “Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c'era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»” (Gv 2,1-5).

 Aumentano i funerali, pochi sono i battesimi - in quello che papa Francesco definisce un inverno demografico - e ancora più rari sono i matrimoni cristiani. Eppure tutta la storia della salvezza narra del grande desiderio di Dio – lo sposo – di rendere felice e feconda la sposa – noi – nonostante la sua infedeltà ed egoismo. Quando l’evangelista Giovanni nel capitolo secondo osserva la nostra storia, segnala una grave mancanza: è venuto a mancare il vino, nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, nella nostra vita. Non è l’occasione per banalizzare questo tempo, ma un linguaggio simbolico per ricordare che il “fare”, senza la presenza di Dio - il vino migliore - non porta a nulla.

 Senza tanti giri di parole è tempo di accogliere e pregare Maria, la madre di Dio, nelle nostre famiglie, nelle nostre giornate, perché lei si rivela la mediatrice tra le nostre miserie e l’abbondanza che Dio desidera per i suoi figli amati.

 Abbiamo il desiderio di invitare Gesù alle nostre nozze? Se vorremo farlo, non arriverà da solo ma con quella chiesa che cammina ancora oggi con il suo Messia, per anticipare là dove viene pregato, quei miracoli che ai più sembrano impossibili. Sì, è venuto a mancare il vino in questo tempo, e questo sembra rattristare tutti coloro che inebriati dall’effimero e dalla vanità avevano fatto i conti senza l’oste. Ci siamo ubriacati per il troppo fare, lontani dalla verità e dalla sobrietà.

 “Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela»”. Noi siamo pronti a fidarci e a farci obbedienti nel seguire le proposte e le richieste di Gesù?

 Possiamo accusare Dio in questo tempo che è venuto a mancare il vino, la gioia, ma lui potrebbe ricordarci che oggi più che mai sono venuti a mancare figli e servi amati, che si fidano della sua parola o che sono ancora disponibili ad obbedirgli. Senza questi termini ogni matrimonio è destinato a fallire. Ecco forse il motivo di tante separazioni, violenze e tristezze nelle nostre famiglie. Una società disobbediente, non può ricevere il vino migliore, quello che viene servito solo se c’è fiducia reciproca.

 «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Maria poteva compiere il rinnovamento da sola. Ma anche in questa occasione si fa umile serva e non prevarica il figlio. Gli chiede solo di anticipare quella grazia che rivelerà completamente nella sua Pasqua, in quel dono d’amore che solo nell’obbedienza al Padre si può compiere, perché solo l’amore dona questa forza.

 “Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei […]. E Gesù disse loro: «Riempite d'acqua le anfore»; e le riempirono fino all'orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l'acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l'acqua - chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all'inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora»” (Gv 2,6-10).

 Quelle giare vuote dobbiamo riempirle noi con un atto di fede. Solo obbedendo a Dio berremo il vino migliore. Allora il nostro fare, sarà fare la sua volontà. La sua legge ottimo mosto, la liturgia il vero banchetto della gioia e della vita eterna. «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».

 

d. Andrea

 

 

 

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