5 ciottoli

Switch to desktop
16 Lug

 XVI^ domenica T.O. – anno B – 2021

Siamo sempre più attenti alla nostra alimentazione. Vuoi perché è aumentata l’informazione, vuoi per motivi di salute o di immagine, siamo diventati la generazione delle diete e degli integratori. Non manca però e non mancherà mai, l’eccezione di chi oltrepassa la soglia e il muro di cinta di buone e sane abitudini, perché siamo sempre alla ricerca di qualcosa che manca. Cerchiamo emozioni, ma soprattutto emozioni forti perché queste, hanno un’intensità per segnare la nostra vita, il tempo e la storia. Non ci accumuna la cultura o l’informazione, ma le emozioni, perché sono un’alimento universale.

 Lo abbiamo visto in questi giorni. La nostra Italia sportiva, quella del calcio, del tennis, ha entusiasmato e portato tutti alla grande mensa. Credenti e non credenti siamo stati attirati da cibi rari e mai scontati. E’ inutile negarlo: le emozioni sono un alimento. Ci attirano, le sogniamo, le coltiviamo con l’acquolina in bocca sperando di digerire la sequenza degli eventi che possiamo solo sperare, e a volte assaggiare. E’ curioso: da una parte la situazione pandemica ci suggerisce e pretende poco cibo e qualche integratore relazionale, dall’altra parte, un’abbondanza di folla che sembra autorizzata ad un buffet senza limiti dove tutti sembrano finalmente amici e fratelli. Il menù a prezzo fisso non soddisfa mai l’animo umano e neppure lo stomaco.

 “Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l'inimicizia, per mezzo della sua carne
Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l'inimicizia. Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini” (Ef 2,13-17).

Come cristiano sogno e vedo il giorno in cui con la stessa intensità per cui si esulta per una vittoria sportiva, si gioisca per la Verità, per la carità. La verità è Cristo che è venuto ad abbattere ogni barriera di separazione, che ci impediva di gioire. E’ sua la vittoria sul peccato, sui pregiudizi, sulla menzogna e la morte. Una grande banchetto di cibi ed emozioni forti, che non permetterà di trattenere le lacrime di gioia per questo incontro e per questa vittoria spirituale. Sarà vera pace e armonia tutti uniti dallo stesso amore, accolto e condiviso oltre le fragilità e le miserie umane. Un risveglio che diventa comunione d’intenti, passione non superficiale ma disponibilità al sacrificio e alla fatica, perché tutto sia secondo la volontà di colui che ci salva con il grande alimento: la misericordia. E’ Cristo che para i rigori del nostro avversario - satana - che ci crede già sconfitti.

 “Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito. Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d'angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef 2,18-22).

 Si piange per un traguardo raggiunto, come per una coppa alzata al cielo, lasciando a digiuno e nella tristezza chi l’ha solo annusata. Si può diventare nemici dopo una sconfitta, alimentandosi di emozioni che dividono e allontanano. Gesù umiliato e deriso non vince con la logica del mondo, ed esce sconfitto nella sua finale. Guardando a Cristo, amandolo, accogliendo la sua voce interiore che tocca nel profondo, ci viene data sempre l’opportunità di ripartire con amore e fiducia, nonostante tutto. E’ la Pasqua della vita che sempre si ripropone ogni giorno.

 “Ci abbiamo creduto sempre … c’era qualcosa nell’aria”: non sono solo le parole di un buon allenatore, ma dovrebbero essere anche quelle del pastore, del genitore che si commuove e piange per quelle anime che si credono sconfitte, e che disidratate e stanche, si lasciano privare della speranza.

 “Ci siamo divertiti e alla logica del singolo ha prevalso quella del gruppo, superando le inevitabili differenze di ciascuno, perché uno era il nostro desiderio: sognare un’impresa!”. Se lo diciamo per il calcio cosa dovrebbero dire le comunità cristiane e la chiesa, che hanno ricevuto l’annuncio dell’amore di Cristo sul mondo? Perché abbiamo poca fede nel nostro redentore? Perché ci lasciamo confondere da quelle voci che ci vogliono sempre uno contro l’altro?

Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato. Ed egli disse loro: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po'»” (Mc 6,30-31).

 Gesù ci chiama in disparte, come un buon allenatore, che prima di preoccuparsi del gioco sa bene che la differenza la fa lo “spogliatoio”. L’uomo che sa vedere oltre le divisioni, il rancore, le ambizioni personali, la vendetta, l’amarezza, i limiti, edifica nello Spirito e crea un solo spirito, quello del gruppo, quello dei credenti, quello della gioia che può osare in ogni tempo imprese che tutti deridono e in molti hanno dimenticato.

 Facciamoci custodi del tesoro che Cristo ci ha consegnato. In questi giorni dove le leggi fanno discutere, dove le leggi creano contrapposizioni e preannunciano un declino della volontà di Dio, quasi come se rifiutare Cristo e la sua parola, fosse una conquista e una vittoria sui diritti. Dobbiamo decidere se seguire le emozioni forti delle seduzioni o quelle di chi vuole rimanere fedele alla Verità. A ciascuno il suo alimento e le conseguenze della scelta.

 d. Andrea

 

 

 

Altro in questa categoria: « SORTE ORO »