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14 Mar

INFEDELTA’

IV^  Quaresima – anno B – 2021

“In quei giorni (IV° sec. a.C.) tutti i capi di Giuda, i sacerdoti e il popolo moltiplicarono le loro infedeltà, imitando in tutto gli abomini degli altri popoli, e contaminarono il tempio, che il Signore si era consacrato a Gerusalemme. Il Signore, Dio dei loro padri, mandò premurosamente e incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché aveva compassione del suo popolo e della sua dimora. Ma essi si beffarono dei messaggeri di Dio, disprezzarono le sue parole e schernirono i suoi profeti al punto che l'ira del Signore contro il suo popolo raggiunse il culmine, senza più rimedio” (2 Cr 36,14-16).

La Chiesa muore perché i pastori e i cristiani hanno paura di parlare con verità e chiarezza. Abbiamo paura dell’opinione pubblica, abbiamo paura di dichiarare la nostra fede, che Gesù salva e ci ha salvato strappandoci dall’agonia della solitudine/morte e dal fallimento dei nostri legami malati. Questa generazione ha moltiplicato ogni forma di infedeltà, imitando in tutto gli abomini del mondo: sull’aborto, il divorzio, la convivenza, l’eutanasia, la gestione dei beni, la pedofilia, l’adulterio, l’annullamento della famiglia pensata da Dio, la pornografia, le teorie gender, denigrare il cristianesimo nei festival, ecc.

Questa generazione non conosce più la gioia profonda e vede solo nella violenza, nell’ingiustizia, negli eccessi, la risposta per realizzare i propri desideri. Tutto deve essere lecito, solo perché viene desiderato. Quando si propone qualche forma di rinuncia e di autocontrollo, di correzione, scatta subito la ribellione, la bestemmia, l’ironia che diventa offesa e persecuzione.

Come cristiani, siamo vulnerabili e facilmente aggredibili solo perché siamo diventati minoranza, un piccolo resto che sceglie come riferimento Dio, la sua volontà, la sua parola. Una parola che ci ricorda di dominare i nostri desideri, non per porre dei limiti, ma perché possiamo ritrovare vita. E’ la verità che Dio ci consegna, che custodisce la direzione e la pace, anche in questo periodo di sofferenza e smarrimento. Abbiamo perso credibilità perché i fumi di satana sono entrati nelle nostre case, nelle nostre scuole, e la chiesa stessa è stata contaminata. Abbiamo spento quel contatto con Dio fondamentale per la fede, che accende attraverso la vera carità, quelle menti ancora deboli.

Aumenta il numero dei poveri, aumentano i suicidi/omicidi, aumentano le patologie da social e gli inganni in essi nascosti. Ci siamo contaminati senza saperlo, con chi e in che modo, come spesso mi sento dire in questi mesi: “non saprei dirti come mi sono ammalato”. E’ la modernità che disprezza la parola di Dio e i suoi profeti ormai rari, che rifiuta Cristo e la via da lui indicata. Siamo ammalati convinti di essere sani. Siamo infedeli, illusi di essere liberi.

Ogni amore vero costa, chiede il dono di sé, la responsabilità e l’impegno per vincere ogni egoismo. La fede cristiana è per l’uomo di ogni tempo uno scandalo, perché ci ricorda la scelta di un Dio che rimane fedele all’infedeltà dell’uomo, e per lui muore.

“Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo” (Ef 2,4-10).

La perdita del senso di Dio è la matrice di tutte le crisi. Domina allora la cultura del provvisorio, del tutto e subito, dimenticando la prospettiva eterna.

Nella preghiera personale e comunitaria, nell’umile adorazione a Dio, possiamo ritrovare quella fiducia, quell’amore che mendichiamo anche se feriti e delusi.

Per riparare alla disobbedienza, all’infedeltà e al nostro orgoglio, Gesù si è umiliato “facendosi obbediente fino alla morte e alla morte in croce”. Eccola la chiesa, quella chiesa che riporta al centro la fedeltà non violenta, che ama la verità senza imporla, che è pronta a morire per essere credibile nella testimonianza, che non teme di annunciare lo scandalo della croce, considerata stoltezza e follia. “Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati”.

Senza una concreta trasposizione nel vissuto, il cristianesimo si riduce a gnosi, a buoni ragionamenti o a semplice morale. E’ proprio l’assenza di Dio, del suo amore, della sua grazia, la radice della vera sofferenza più profonda. Dobbiamo riconoscere i nostri peccati, le nostre infedeltà che segnano la nostra infelicità, il fallimento della nostra vita e danneggia la vita degli altri.

La perdita del senso di Dio, della sua azione salvifica è una spaventosa regressione. Celebriamo noi stessi, scartiamo ciò che è sacro, annulliamo la dimensione del mistero, rifiutando il dono della vita e di trasformarci noi stessi in dono. “Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo”. In un mondo di fuggitivi, chi prende la direzione opposta, sembrerà un disertore. Ma la direzione opposta non è una direzione, ma una persona fedele: Cristo, nostro Amico e nostro Redentore. La conversione è una rottura con il passato. Prendiamo la direzione di Cristo. E’ un cammino esigente, ma per esso siamo stati creati.

d. Andrea

 

 

 

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