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02 Gen

II^ domenica dopo Natale -  Anno B – 2021

Per la scelta di vita che ho fatto, mi confronto spesso con chi perde. A ripensarci, il vero giorno in cui sono ri-nato, è stato quando è mancato improvvisamente mio padre per una leucemia. Avevo 17 anni. Una perdita che è diventata nascita. E’ iniziata in modo germinale, una nuova consapevolezza nel dare valore al giorno, alle scelte, alle relazioni e al modo con cui affrontarle.  Orientare energie e pensieri verso ciò che appaga e riempie l’anima, era il pensiero e il desiderio dominante.

Il dolore della perdita non va sprecato, è un tempo di avvento che attende il Natale. Una trasformazione quasi invisibile, difficile da raccontare, ma forte e chiara perché ci mette in ascolto della vita, di quel cuore che pulsa avvolto nel mistero, in un clima di silenzio. In quel tempo ero circondato da testimonianze di fede e di preghiera, e di questo oggi ringrazio. Sono iniziate le grandi domande e la ricerca di un significato. La perdita, mi ha spogliato di illusioni, spogliato della vanità finta e inutile, mi ha consegnato la spinta per la carità, mi ha messo tra le mani la parola di Dio e qualcuno che la rendesse viva e attuale. Era il “Dio con Noi”, promesso dai profeti, annunciato dagli angeli, amato dai semplici credenti che cercano speranza quando si perde qualcosa.

Ripenso oggi a tutte le persone che sono mancate a causa di questa pandemia in tutto il mondo. Una guerra silenziosa che può diventare nascita per un nuova umanità. Una selezione che lascia ai vivi l’esperienza della perdita, dello sconforto, del dolore. Ma come cristiani non dobbiamo fermarci alla paura della morte, della malattia, della perdita. Ci viene solo ricordato che non siamo onnipotenti, ed ogni atto di superbia, di ingiustizia e sopraffazione verso il prossimo, ricade su di noi come appello alla conversione. Altrimenti restiamo nelle tenebre, imprigionati e schiavi della nostra mente, che non può e non vuole credere, alla ricerca di vuote speranze, facili soluzioni, o nei casi più estremi, al desiderio di sparire o di far sparire.

“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,9-13).

Un anno quello trascorso, che ci ha fatto perdere sicurezze e abitudini che pensavamo acquisite. Le nostre relazioni improvvisamente hanno perso di intensità, costretti alla lontananza, per molti precipitando nella solitudine. Senza un dialogo con la parte più profonda della nostra coscienza, rifiutando la luce del Natale, lo sconforto sembra l’unica reazione e risposta possibile a questo isolamento. Ma l’uomo nuovo è quello che trasforma la perdita in un cambiamento. Si diventa finalmente umili, lasciandoci soccorrere dalla grazia e dalla carità a cui apriamo le porte e il cuore.

Si, oggi ascolto le storie di chi perde un affetto, una sicurezza, il lavoro, di chi perde speranza, fiducia in se stesso o nel prossimo, di chi perde un figlio, un amico o lo sposo. Non siamo educati a perdere. Ci viene mostrato sempre come un fallimento, una sconfitta che puzza di morte.

Non riusciamo ad accettare e ad ammettere che è la “paura” a guidare le nostre scelte e le relazioni, proprio verso ciò che più temiamo. Lo ricordo bene il giorno della resa alla luce. Il giorno in cui ho accolto una volontà che non era la mia. I momenti in cui privavo la mente della sfiducia e del pianto, per affidare tutto nella fede, a “Colui” che con pazienza mi cercava per sostenermi e consegnarmi nuova vita.

Gesù ci chiede di riconoscerci figli, non padroni. E’ lui Dio! Ci chiede di vivere nel mondo, ma non di sposare la mentalità del mondo. Il Gesù di Betlemme nel suo crescere si fortificava, pieno di sapienza e grazia. Evitiamo all’inizio di questo nuovo anno, di cercare i vecchi equilibri persi, ipnotizzati da un vaccino che ci promette che tutto possa tornare come prima. C’è qualcosa che va perso. Qualcosa va lasciato morire per ritrovarci come un popolo nuovo che accoglie la benedizione spirituale che ci è stata consegnata in Cristo.

“Perciò anch'io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell'amore che avete verso tutti i santi (cristiani battezzati), continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l'efficacia della sua forza e del suo vigore” (Ef 1,15-19).

Quanto ancora ci ostineremo nell’indurire il nostro cuore per rifiutare il Signore e la luce contenuta nella sua parola? Quanti eventi dolorosi dovranno accadere, prima di perdere quel controllo e quel potere che da sempre seduce il mondo e il cuore degli uomini?

Affidiamo le nostre famiglie alla Madre di Dio, a colei che la “Chiesa Vera” implora nei momenti più bui della storia. E’ Maria Santissima che vince il male e consola ogni perdita. Con il suo aiuto, ci permetta il Signore di iniziare un anno nuovo, un cammino di fedeltà a suo Figlio nostro redentore. L’amore scaccia la paura e consegna la gioia di obbedire con fede. Amen.

d. Andrea

 

 

 

 

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