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12 Dic

L’ANELLO

III^ domenica di Avvento – anno B – 2020

Non li porto, ma li benedico. Non porto anelli al dito, di nessun tipo, ma quando celebro il sacramento del matrimonio partecipo alla gioia degli sposi, alle loro promesse di amore, benedico i loro anelli con questa formula: “Signore, benedici ╬ questi anelli nuziali: gli sposi che li porteranno custodiscano integra la loro fedeltà, rimangano nella tua volontà e nella tua pace e vivano sempre nel reciproco amore. Per Cristo nostro Signore. Amen”.

Gli sposi si scambiano questi anelli per creare comunione, unità, come sigillo del loro amore. E’ un dono che diventa una consegna: “Ricevi questo anello, segno del mio amore e della mia fedeltà, prometto di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, e di amarti e onorarti tutti i giorni della mia vita”. Parole che cambiano la vita delle persone, che esprimono la nascita di una nuova famiglia.

Quale idea ci siamo fatti di questo tempo che stiamo vivendo? Quale processo di consapevolezza ci sta consegnando? Quali priorità vanno ristabilite nella vita personale e collettiva? Che cos’è questo avvento che la liturgia ci offre? E il Natale è ancora quella festa con lo sposo?

Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce” (Gv 1,6-8). Giovanni Battista fa da anello di congiunzione tra la storia di un’umanità (sposa) sola e desolata, abbandonata e adultera, con la nostra storia, la nostra relazione affettiva con Cristo (sposo). E’ l’ultimo dei profeti dell’antico testamento, consapevole che la sua testimonianza prepara la strada per accogliere la luce del redentore, lo sposo che si donerà per strapparci dal peccato e dalle tenebre della morte. L’avvento è il tempo in cui la sposa (l’umanità, la chiesa) si prepara ad accogliere lo sposo, e il Battista è l’amico dello sposo, incaricato di favorire questo incontro d’amore.

Siamo consapevoli che senza Gesù, le nostre famiglie, la nostra vita, la nostra economia, la nostra giustizia, restano nelle tenebre? Giovanni non viene meno al suo compito. Mentre lui deve diminuire, ci indica chi deve nascere e crescere: il Dio-con-noi, il vero sposo. Sentiamo nostalgia di questo incontro, o è una semplice storia per i bambini e per il presepio? Questo tempo di pandemia ci immerge in quella solitudine che può essere attraversata senza paura, solo se nel nostro cuore c’è il Dio-con-noi.

“I giudei inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti per chiedere: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia». Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell'acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo»” (Gv 1,22-27).

Amare è impegnativo, costa, ha un prezzo nella responsabilità. Scambiarsi l’anello non è solo un segno culturale o religioso, ma è la memoria visibile di una consacrazione. Un profondo che dona coraggio nel cammino della vita. Una presenza costante dell’amato che ci sostiene tra le tentazioni, le seduzioni di vie più facili e di piacere.

Oggi sempre più si convive, ci si separa alla minima incomprensione  o difficoltà, ci si scambia semplici anelli di valore, ma vuoti di significato. Senza Gesù a Natale, non c’è vera luce per la nostra vita. Non c’è testimonianza per nostri figli, che cercano genitori, guide e pastori che orientino le loro vite, lontano dalla confusione del mondo e dal luccichio delle illusioni che ipnotizzano ma non salvano. Non basta avere un battesimo sull’anagrafe di una parrocchia, ma è necessario un battesimo nello spirito, che accoglie e invoca ogni giorno la grazia del Signore.

Togliere il sandalo era un gesto contemplato dalla legislazione matrimoniale d’Israele: significava appropriarsi del diritto di sposare una donna che spettava a un altro (Dt 25,5-10). Dichiarando di non poter sciogliere il legaccio del sandalo, il Battista afferma di non avere alcun diritto di sottrarre la sposa a Cristo. La sposa siamo noi. A Natale il Signore ci offre l’anello con la speranza e in attesa del nostro Sì. Nasca questa nuova storia. Nasca una nuova chiesa fedele e santa. Nascano famiglie, sposi e figli felici perché vivono nella luce e non più nella miseria dell’ipocrisia e della menzogna.

Vuoi unire la tua vita alla mia, ci chiede il Signore? Oggi voglio indossare l’anello della fede e della carità, e in questo tempo desidero rispondere al Dio-con-noi: “Sì con la grazia di Dio lo voglio”. Allora il sacerdote concluderà dicendo: “Il Signore onnipotente e misericordioso confermi il consenso che avete manifestato davanti alla Chiesa e vi ricolmi della sua benedizione. L’uomo non osi separare ciò che Dio unisce. Amen”. Buon Natale.

d. Andrea

 

 

 

 

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