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03 Nov

Tutti i Santi - Anno A - 2020

Preparare lo zaino per salire in montagna richiede esperienza. Si impara che il superfluo pesa, non subito, ma ora dopo ora, giorno dopo giorno lungo il cammino. Negli anni lo zaino si è fatto sempre più sobrio, alla ricerca dell’essenziale, perché salire costa fatica. Certo la vetta è sempre motivo di soddisfazione, un obiettivo che ripaga, ma si impara presto che non tutto ha la stessa importanza nei momenti cruciali della vita. Discernere i desideri è importante per raggiungere l’obiettivo.

“Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,1-3).

Nei tempi antichi si riteneva che il luogo ideale per incontrare Dio, fossero le vette dei monti. Tutti i popoli hanno la loro montagna sacra – l’incontro fra cielo e terra, meta dell’ascesa umana – i greci l’Olimpo, gli abitanti dell’alta Mesopotamia l’Ararat, a Ugarit lo Tzaphòn. Abramo, Mosè ed Elia hanno fatto le loro esperienze spirituali più forti sui monti, sul Moria, sull’Oreb, sul Carmelo. Matteo apostolo ed evangelista, colloca il primo discorso di Gesù sul monte. La devozione cristiana ha identificato questo luogo con la collina che domina Cafarnao. Sono poche centinaia di metri, ma quel luogo, quelle parole, quella prospettiva hanno cambiato la storia.

Il metodo che ancora oggi uso per non dimenticare a casa qualcosa nel fare lo zaino, è di ripercorrere l’itinerario dai piedi al capo e associare alle varie parti del corpo ciò che mi serve per il giorno e la notte, il meteo previsto e la difficoltà dell’itinerario. Ti accorgi che bastano poche cose precise e che molte comodità nascondono solo un piacere effimero a cui sei disposto a rinunciare per non sprecare energie. Si evita così di ritrovarsi demotivato e depresso nei momenti che contano.

Gesù invita a staccarci dalla pianura, dove comanda la frenesia e la competizione. Rumore e confusione infatti tolgono la vera prospettiva della vita. Non esiste la via facile nel cammino, ma dopo una buona salita si può sostare per il ristoro, per gustare e apprezzare la nuova visuale. Cambia la luce e l’aria, aumenta lo spazio e il silenzio, condizioni ideali per vincere le inevitabili pressioni quotidiane.  Sul monte sediamo accanto a Gesù per ascoltare il suo insegnamento, la sua voce, per trovare il coraggio di lasciare quello che non ci serve.

Quante sicurezze ho abbandonato nei bivacchi di montagna perché stanco di portare pesi inutili. Siamo carichi di paure in questo tempo, terrorizzati da questa pandemia, perché il nostro zaino è troppo pieno di ansia e preoccupazioni. Si prega poco durante il giorno, si prega poco in famiglia, si prega poco ma si vuole sempre parlare tanto, ma in salita così non si fa mai tanta strada.

“Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli»”. Il povero in spirito è colui che sente ancora il desiderio di non avere l’ultima parola sulla vita e su Dio. E’ colui che nel preparare lo zaino prevede ancora uno spazio per eventuali cambiamenti. Siamo una generazione che ha caricato la vita di sicurezze vane e non c’è più spazio per accogliere il nuovo. E’ evidente che dobbiamo ripensare i nostri stili di vita, per trovare nuove motivazioni, per salire con la preghiera al cielo e farci cercatori della volontà del Padre. E’ lui che attira a se i suoi figli per strapparli da avidità e passioni che svuotano apparentemente lo zaino, ma in verità lasciano l’anima pesante.

Chi va in montagna impara presto che arrivare in cima è solo metà del viaggio. Il grande sforzo è ritornare a casa e incontrare chi non sa ancora andare oltre o attende parole di speranza. Lì si conclude ogni escursione. Serve concentrazione e attenzione per non cadere nell’inganno della discesa e precipitare nei vecchi attaccamenti. I grandi incidenti avvengono spesso in questa fase.

Il regno dei cieli non è una promessa futura; inizia in quel presente che ti consegna la santità. Quando torni dal monte nulla è come prima, nel tuo corpo, nei tuoi pensieri, nella tua anima, e con fatica ci si adatta alla vita della pianura. Spesso ci si sente fuori posto, separati dal mondo e dal suo stile di vita.

La santità è desiderio e nostalgia di Dio, è camminare ancora verso ciò che ti consegna gratitudine e pienezza. Il monte c’è. Lo zaino va preparato con arte lasciando uno spazio alla vita e a Dio che stupisce ad ogni uscita. Chi sceglie di camminare e crescere nello spirito arriva sempre in cima e a casa ristorato. Buon viaggio.

d. Andrea

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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