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31 Lug

SAZIETA’

XVIII^ domenica T.O. anno A – 2020

E’ curioso: gli occhi guardano continuamente, non sono mai sazi di vedere; le mani per quanto toccano, non si stancano di accarezzare, di costruire; la bocca per quanto ingerisca non sazia mai definitivamente lo stomaco. Potremmo interpellare le neuroscienze per descrivere la “fame” che la nostra mente stimola e garantire la vita del nostro corpo, ma ci affidiamo come cristiani anche alle antiche parole del profeta Isaia: “O voi tutti assetati, venite all'acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte.  Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia? Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.  Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete. Io stabilirò per voi un'alleanza eterna, i favori assicurati a Davide” (Is 55,1-3).

Al tempo di Isaia, il popolo di Israele è in Babilonia deportato da ormai cinquant’anni. E’ senza speranza. Si era dissetato alle sorgenti dell’idolatria, masticando e digerendo i grandi peccati e le corruzioni del mondo. Aveva tradito il Signore accogliendo gli abomini degli altri popoli. Come la nostra Italia, cristiana sulla carta, paganizzata nei cuori, che cerca libertà e propone leggi di altri popoli atei, come successo della modernità e dei diritti civili. E’ una corruzione che storicamente non è mai stata solo del popolo, ma anche delle sue guide e dei suoi pastori!

Il mondo con la sua logica e i suoi inganni contamina i nostri cuori, appestati dall’effimero, rifuggiamo il soprannaturale. Sempre pronti ad accogliere una nuova moda che promette successo e consensi e allo stesso tempo riluttanti alla custodia del vero, e del bene comune perché costa fatica e fedeltà al Signore. Siamo illusi dalla carne e dai suoi piaceri per allettare le nostre passioni legittimando ogni infedeltà con la scusa della felicità ad ogni costo e del “mio sentire” che tanto sa di alibi senza verità. Corriamo appresso alle chiacchiere e trascuriamo la parola eterna, perché il vuoto e il silenzio sono come una pandemia senza controllo.

Isaia è giovane quando il Signore lo chiama e accetta di diventare profeta. Inviato a scuotere e a correggere un popolo che aveva perso la speranza. Una vera guida che stimolò desideri nuovi. A dir la verità come spesso era accaduto in passato, solo in pochi gli crederanno. Molti resteranno imprigionati nei loro pensieri e rifiuteranno un nuovo esodo.

Tutti gli uomini sono assetati di vita eterna, ma anche oggi poche sono le sorgenti dentro e fuori la chiesa che dissetano le anime. La proposta di Cristo è di attivare un processo di fede per offrire le risposte di senso più profonde. Il cristiano diventa maturo quando con disciplina sceglie di bere regolarmente, a piccoli sorsi il Vangelo quotidiano. Lentamente lo Spirito lo istruisce, si svela a lui. Non serve né denaro, né argento, perché è un dono gratuito offerto a tutti i popoli e ad ogni uomo per ritornare a Dio. Così alimentato saprà scegliere e agire con nuova sapienza.

La grande domanda rimane questa: “Perché spendete denaro per ciò che non è pane, il vostro guadagno per ciò che non sazia?”. Quanto è bello e raro trovare un genitore che ha consegnato questo ai suoi figli. Famiglie che vivono in semplicità e armonia, che trovano il gusto della condivisione e dell’aiuto reciproco. Come afferma qualche persona anziana che rilegge il legame con le cose della terra: “Assemo tutto qua!”. Quante tensioni e divisioni per guadagnare il mondo intero, perdendo la pace, il gusto della gratitudine e del rispetto. Quanto più hai, meno sei sazio, perché il possedere non appaga né riempie l’anima.

“Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.  Porgete l'orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete”. Se mancano i profeti crescono le sette e i falsi pastori, perché l’anima comunque non smette di cercare finché non è sazia. E questo satana lo sa! E’ astuto nel confondere, nel raccogliere i desideri più profondi, ma mai per liberare, sempre per prosciugare le anime. Il tempo della preghiera personale è tempo per gustare cibi succulenti, per porgere l’orecchio al Signore. La fatica è accogliere e ascoltare la proposta di una vita santa! “Venite a me, ascoltate e vivrete”.

Non sia solo la ricerca di un benessere personale: “Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati” (Mt 14,13-14). Gesù ci mostra l’itinerario; sa andare in disparte per cercare e comprendere la volontà del Padre, sorgente vera che disseta, ma si muove a compassione verso chi incontra e si trova ammalato, perché privo di “integratori” divini.

“E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull'erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene” (Mt 14,19-20).

Saremo sazi quando sapremo donare e donarci più che isolarci e accumulare. Nell’eucarestia si vive tutto ciò. Amen. Amen.

d. Andrea


 

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