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14 Giu

CIBO AVARIATO

Corpus Domini – Anno A – 2020

Il mio predecessore, ha piantato un albero di ciliegie nel giardino della canonica. Per lungo tempo non ha dato frutti. Era quasi arrivato a toglierlo. Negli ultimi anni è fiorito come non mai. Quest’anno a fine maggio ha dato ottime ciliegie. Ho ringraziato per quelle che ho raccolto e assaggiato. Ne ho regalate parecchie per evitare effetti collaterali. La cosa che più ho apprezzato è stato staccarle dall’albero come segno di gratitudine. Non ho fatto niente per il ciliegio. E’ piantato davanti alla finestra del mio studio. Tutto l’anno lo osservo e ogni giorno quando studio la parola di Dio, quando prego, gli offro un concime spirituale. Sembra funzionare.

“Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che l'uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore” (Dt 8,2-3).

Sono trascorsi alcuni giorni e siamo a metà giugno. Le ciliegie lasciate sull’albero sono marcite o sono state mangiate dagli uccelli. Il Signore di sicuro non spreca niente. Ma noi cristiani abbiamo raccolto i frutti di questo tempo con gratitudine? Abbiamo pregato e accolto la parola di Dio come alimento per le nostre anime? O siamo ancora appesi per diventare cibo avariato?

La vita spirituale matura richiede un distacco. La raccolta è un momento prezioso e porta energia se sappiamo con coraggio allontanarci dall’illusione di restare legati alla logica del mondo, che tende solo ad accumulare ma non a donare, a pretendere e a non ringraziare. Il Signore vuole umiliare la sua Chiesa, i suoi sacerdoti, il suo popolo per i suoi attaccamenti ai vizi del mondo, come ha fatto in passato. E’ una chiesa che rischia di lasciare le anime appese all’albero per essere divorate da satana, o per diventare cibo avariato. Il Signore ci chiede una verifica del nostro cuore, delle nostre scelte sociali e spirituali per sceglierlo con coraggio, perché “l'uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore”. Nel deserto la manna non poteva essere accumulata, marciva il giorno dopo. Si sente subito l’odore del cibo avariato, dei cuori che rifiutano di rinnovarsi nella volontà del Signore e rimanergli fedele. Ormai non è più questione di essere dentro o fuori la chiesa. E’ una battaglia tra l’odore dell’egoismo e il profumo della santità che è via di fedeltà allo Spirito del Signore.

Abbiamo provato la fame in questi mesi, abbiamo digiunato dall’eucarestia. Non diventi uno stile di vita per le nostre famiglie, per le nostre comunità. Il Signore ci svela che questa società si è illusa. Crede di avere il dominio sulla vita con la scienza e le sue politiche, screditando le cose eterne e desacralizzando le cose di Dio, ridicolizzando la sua Parola e il Suo amore. Abbiamo pensato a tutto, promulgato decreti per ogni movimento e attività, ma non faremo molta strada se non torniamo ad alimentarci della Divina potenza del Signore amando la verità. Ciò che non viene assunto non salva! … diventa cibo avariato.

“Il tuo cuore non si inorgoglisca in modo da dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz'acqua; che ha fatto sgorgare per te l'acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri, per umiliarti e per provarti, per farti felice nel tuo avvenire” (Dt 8,14-16).

L’uomo superbo continua a cibarsi senza assumere la Verità e la Grazia salvifica di Cristo. Non impara a gustare con gratitudine ciò che la vita gli dona. Resta appeso alla sua arroganza. Cibo avariato!

Chi si umilia e riconosce i propri peccati invece avrà un avvenire felice. Amen. Amen.

d. Andrea

 

 

 

 

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