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17 Apr

STETTE IN MEZZO

II^ di Pasqua – anno A - 2020

Ci sono tanti motivi per abitare nella paura. Nessuno cerca il dolore, la sofferenza, la prova; nessuno vorrebbe alzarsi con l’incognita del domani, ma è inevitabile per ciascuno di noi, per motivi diversi, vivere questa esperienza. Forse non abbiamo un nemico visibile, una diagnosi grave certa, una prova immediata, ma tutti siamo chiamati ad attraversare questi giorni difficili. Qualcuno li chiama giorni nuovi, per molti sono un dramma, altri un’opportunità creativa, di certo limitano i nostri programmi, i nostri movimenti, minano le nostre sicurezze, sbilanciano i superbi.

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!»” (Gv 20,19).

Nonostante la profonda esperienza salvifica che gli apostoli avevano vissuto con Gesù, si ritrovarono dopo la sua morte chiusi in casa, per paura dei Giudei che dopo aver condannato il maestro come bestemmiatore, cercavano i suoi seguaci. La pandemia è diversa, ma è sempre vissuta con timore. Vorremo aver il controllo del nostro destino, ma abbiamo solo la libertà di rispondere accogliendo o meno gli eventi della vita. Possiamo isolarci, costretti o meno di farlo per difenderci, barricarci con le porte chiuse nelle nostre case, sospettosi di ogni visita e suono, ma così viene a mancare la speranza e ogni tentativo di affidamento alla proposta del Signore.

L’evangelista Giovanni colloca Gesù risorto in un luogo ben preciso quando appare davanti ai suoi amici: “venne Gesù, stette in mezzo. Lo ripeterà anche una seconda volta: “Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!»” (Gv 20,26).

Potremmo leggerla come una semplice indicazione di luogo, ma in verità indica molto di più. “Gli Israeliti si mossero dal monte Or per la via del Mar Rosso, per aggirare il territorio di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: «Perché ci avete fatto salire dall'Egitto per farci morire in questo deserto? … Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti brucianti i quali mordevano la gente, e un gran numero d'Israeliti morì. Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; supplica il Signore che allontani da noi questi serpenti». Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un'asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l'asta lo collocò in mezzo all’accampamento; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita” (Nm 21,1-9).

Viene spontanea oggi una domanda: questa generazione dove ha collocato il Signore? Dove lo abbiamo messo nella nostra economia, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità, nelle nostre famiglie, nella nostra politica, nelle nostre liturgie? In mezzo o altrove?

Il veleno, il virus è il nostro peccato. Sempre difficile da scrivere e da proclamare. Possiamo supplicare il Signore adesso come in passato, ma dobbiamo fissare la croce di Cristo redentore, che ci salva con la sua misericordia dalle nostre ipocrisie, dai nostri peccati, dalle nostre menzogne, da un’economia malata che cerca profitti vani, abusando della creazione. E’ urgente una conversione personale e collettiva. Quando Cristo è in mezzo alla nostra vita, ritroviamo la Pace, la sapienza per soluzioni e risposte di vita. Questo la Chiesa deve annunciare, sperimentare e vivere.

d. Andrea

 

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