5 ciottoli

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08 Feb

V^ domenica T.O. anno A – 2020

“E’ meglio mangiare, bere e godere dei beni nei pochi giorni di vita che Dio dà: è questa la sorte dell’uomo” (Qo 5,17). All’apparenza sembra un buon consiglio quello indicato nel libro di Qoelet. Ma se questo è il pensiero guida dell’uomo, di cosa viene privato?

La nostra è l’epoca del consumismo, della soddisfazione dei piaceri fine a se stessi. Un benessere acquistato a prezzo di un certo crollo morale delle popolazioni del mondo. Veniamo chiamati “consumatori”, non uomini! Siamo imprigionati nel nostro isolamento perché privati della luce delle vere relazioni, sotto il moggio della rivalità. Non abbiamo capito che il sale per rivelare la propria natura, deve incontrare altro, andare oltre se stesso per esaltare il cibo su cui viene posto.

“Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,13-16).

Nel linguaggio commerciale si illude, nel tentativo di personalizzare le esigenze di ciascuno,  ma in realtà sempre più si tende a standardizzare la produzione di prodotti, di pregiudizi, di opinioni, come riflesso di una aridità spirituale. Con fatica e raramente sappiamo andare oltre, camminare per salire e vedere dall’altra parte. Ci mettiamo facilmente la maschera dell’uomo felice, dell’uomo realizzato, accogliendo ogni forma di menzogna che corrompe la luce delle nostre anime. Accettiamo di restare nascosti nelle tenebre, per non dire apertamente che ci manca Dio e la verità.

Il sale non può perdere chimicamente il suo sapore ma può essere inquinato con altro materiale impuro, confondendo le sue caratteristiche e così può essere disperso e calpestato.

Non c’è crescita senza lo sforzo di custodire la parola di Dio, senza alterarne il senso e il gusto. E’ questa parola che rimanda ad un oltre, alla vita eterna, all’amore oltre il piacere, per gustare un’intimità sacra di fiducia e dì fedeltà, di impegno e responsabilità.

La crisi più grave non è di ordine economico, ma è fondamentalmente spirituale. Il consumismo è un’utopia che svilisce e corrompe l’uomo perché lo riduce alla dimensione puramente terrena. Questa religione dell’immediatezza guarda solo all’interesse pratico del profitto.

Credo sia urgente rinnovare l’esperienza della gratuità. Gli atti più profondamente umani sono contrassegnati dalla gratuità. E’ la condizione dell’amicizia, della bellezza, dello studio, della contemplazione, della preghiera. Spetta a ciascuno di noi creare oasi dove gustare in pienezza i sapori della vita, esperienze di comunione per far splendere la luce della vita interiore.

Per non diventare insipidi è necessario andare oltre ogni nostro tentativo di raggirare l’ostacolo. L’uomo nuovo è colui che va incontro alla luce, perché ama la verità, pronto ad obbedire. Il prefisso Ob = innanzi, con il verbo audere = ascoltare, ci consegna la pienezza: ascoltare chi sta dinnanzi, prestare ascolto. La nostra anima è felice quando torna ad “ascoltare la bocca del Signore”: ad ADORARE Lui prima di ogni cosa. E’ curioso come nelle nostre comunità questa pratica di fede sia poco amata. E’ la via maestra per andare oltre.

d. Andrea