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10 Gen

IMMERSIONE

Anno A – 2020 – Battesimo del Signore

L’insoddisfazione è un’esperienza che facciamo nella nostra vita. Ci prefiggiamo obiettivi, coltiviamo desideri nella speranza di dare senso ai nostri giorni, ma puntualmente manca sempre qualcosa. Delusione e angoscia abitano i nostri pensieri, così da queste esperienze di fallimento cambiano le nostre scelte.

C’è una via che tutte le religioni propongono come soluzione a tutto ciò. Non è un vano tentativo di anestetizzare il dolore, ma la possibilità di andare in profondità: è un processo immersivo: dall’io a Dio. Gesù stesso risponde a questa esigenza raccogliendo tutti i fallimenti della storia, i peccati del mondo, i desideri di cambiamento, iniziando la sua attività pubblica con il battesimo. La parola “battezzare” è un grecismo, deriva dal verbo greco baptizo: immergere.

Giovanni Battista lo amministrava già come pratica penitenziale, chiedendo una conversione già suggerita dal profeta Isaia: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui; egli porterà il diritto alle nazioni. Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerà il diritto con verità. Non verrà meno e non si abbatterà, finché non avrà stabilito il diritto sulla terra, e le isole attendono il suo insegnamento. Così dice il Signore Dio, che crea i cieli e li dispiega, distende la terra con ciò che vi nasce, dà il respiro alla gente che la abita e l'alito a quanti camminano su di essa: «Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito  come alleanza del popolo e luce delle nazioni, perché tu apra gli occhi ai ciechi e faccia uscire dal carcere i prigionieri, dalla reclusione coloro che abitano nelle tenebre»” (Is 42,1-7).

Cosa sta accadendo oggi?

Sembra essere in atto un radicale rifiuto alla “profondità”. Tutto deve rimanere in superficie, banale. Ogni disagio trova terapie transitorie, mai risolutive. Integratori e farmaci la fanno da padroni; aggressività, violenza, indifferenza, disprezzo di Dio e della sacralità della vita sembrano regnare. L’auto celebrazione dell’uomo è diventata la negazione al processo immersivo. Non vogliamo riconoscere i nostri errori. Facciamo la gara a chi grida più forte, a chi si impone sugli altri. Siamo quasi contenti di ciò che possiamo realizzare senza Dio, contenti della nostra decadenza, del nostro caos.

“Ecco … io ti sostengo, mio eletto di cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di te; porterai il diritto alle nazioni. Non griderai né alzerai il tono, non farai udire in piazza la tua voce, non spezzerai una canna incrinata, non spegnerai uno stoppino dalla fiamma smorta; proclamerai il diritto con verità. Non verrai meno e non ti abbatterai”.

Ogni immersione parte da un SI personale e deciso di non opporsi a Dio, di accoglierlo in profondità di noi stessi. Proviamo per qualche giorno ad ascoltare ciò che veramente ci manca. Superiamo vecchi pregiudizi che ci hanno allontanato dalla sorgente. Immergiamo i nostri pensieri di paura nell’amore di Cristo, per riemergere come testimoni felici di questo cambiamento insperato. Non sarà subito evidente questa scelta, non farà notizia, non la griderai al mondo, ma uscirai dalla morte certa e dall’agonia dell’anima. Lo Spirito Santo accenderà anche nella notte più buia, un piccolo fuoco e quando questo accade, gli uomini vi si radunano attorno. Questa deve essere la nostra speranza. Il diritto alla verità riaccende i cuori.

d. Andrea

 

 

 

 

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