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07 Set

COSE A METÁ

XXIII^ domenica T.O. anno C - 2019

Ogni cosa bella costa. Richiede tempo, cura, attenzione, fatica. Ogni cosa bella può essere scelta, ma sappiamo che ogni scelta diventa anche una rinuncia. Ci sono rinunce che ci fanno stare male e rinunce che, pur costando fanno stare bene. E sono quelle compiute nella libertà. Senza libertà non c’è vera scelta e tutto si riveste di frustrazione per orientare all’inedia.

Il tempo dei compromessi è sempre a portata di mano; è una via più facile, è la via delle cose incompiute, delle cose a metà. A volte capita di costruire qualcosa: un rapporto, un progetto formativo, un alleanza politica, un’opera per il bene comune, un sogno, ma c’è sempre il rischio di non vederlo realizzato. Come tanti edifici mai finiti che si incontrano lungo le strade di tutto il mondo, esistono “cattedrali”, nel deserto dell’agonia e della menzogna. La scelte spesso, diventano solo promesse vuote che fanno germinare sfiducia e aggressività.

“Quale uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l'anima e la tenda d'argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall'alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza” (Sap 9,13-18).

Le cose a metà iniziano il giorno in cui escludiamo dalla nostra vita l’umiltà e lo spirito santo. Ci facciamo superbi nell’istruzione, nella politica, nella spiritualità. Davanti al mistero di ogni giorno, siamo stolti se confidiamo solo sull’uomo. Le tende di argilla ci opprimono perché non ci proteggono e non ci salvano. Come un uragano, tutto viene spazzato via, sulle strade dell’abbandono e dei tradimenti. Invano costruiamo sulle passioni, sugli interessi, sulle speculazioni, ma è sempre un lasciare le cose a metà.

“Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine?” (Lc 14,25-28).

Gesù non lascia nulla a metà ed esige un “controllo qualità” prima di procedere. Solo Gesù chiede la rinuncia a tutto (a ciò che può impedirci di incontrarlo e amarlo), perché SOLO  LUI può darci tutto. La libertà vera ci interpella su cosa siamo disposti a perdere, a lasciare. Siamo diventati specialisti delle cose a metà: abbandoniamo facilmente le amicizie se richiedono un cambiamento, lasciamo a metà gli impegni se costano fatica, la famiglia o i figli se ti spogliano dell’ego, un lavoro se qualcuno ti corregge. Quando noi scegliamo, cadiamo spesso nell’illusione che ci sia sempre un’altra possibilità, una via d’uscita. In realtà l’altra metà è abitata dal male, dal maligno che ti suggerisce una inquietudine quotidiana, che diventa confusione, poi agonia, per trasformarsi in menzogna, peccato, schiavitù e morte.

Il vangelo è divinamente radicale, del tutto o niente. Ci offre strumenti, forza e sapienza per completare ogni opera. E’ la via della fede e della pienezza.

d. Andrea