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11 Ago

DIFFERENZE

186  –  XIX^ domenica T.O. anno C - 2019

Portiamo “pazienza”, ma in verità è molto di più. Quando le relazioni e le scelte fatte rivelano il loro volto imprevisto e faticoso, ci appelliamo a risorse diverse dalla ragione e dalla logica umana. Accade in famiglia, con gli amici e anche con Dio. Cerchiamo amore e senso nella nostra vita, ma lo scegliamo solamente quando sappiamo accogliere chi è diverso da noi, nelle profonde e radicate differenze di atteggiamenti e modi di pensare. Non è pazienza, ma fede!

“Quella notte (prima pasqua in Egitto, inizio dell’esodo verso la terra promessa) fu preannunciata ai nostri padri, perché avessero coraggio, sapendo bene a quali giuramenti avevano prestato fedeltà. Il tuo popolo infatti era in attesa della salvezza dei giusti, della rovina dei nemici. Difatti come punisti gli avversari, così glorificasti noi, chiamandoci a te. I figli santi dei giusti offrivano sacrifici in segreto e si imposero, concordi, questa legge divina: di condividere allo stesso modo successi e pericoli, intonando subito le sacre lodi dei padri” (Sap 18,7-9).

C’è differenza per chi vive con coraggio, orientato al Signore anche nelle avversità, e chi invece si lascia dominare dallo sconforto senza attendere il tempo opportuno per ricominciare il cammino. Per capire il presente, è bene ricordare il passato. Per accogliere l’evoluzione della vita e i suoi cambiamenti nel tempo, il libro della Sapienza ripercorre come degli anniversari, le tappe della liberazione del popolo, dalla schiavitù alla fedeltà. I “figli santi” ci sono ancora oggi, sono quelle anime che continuano con fede a credere nel compimento delle promesse di Dio. Sono i figli che non hanno dimenticato le lodi, il sacrificare al Signore e condividere “successi e pericoli” perché non si sentono più solo individui, ma parte di un popolo, di una comunità.

I percorsi di Dio sono differenti dai nostri, ma noi cristiani dovremmo leggere la storia con gli occhi della fede. “La fede è fondamento di ciò che si spera e prova di ciò che non si vede. Per questa fede i nostri antenati sono stati approvati da Dio.  Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima promessa. Egli aspettava infatti la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare. Nella fede morirono tutti costoro, senza aver ottenuto i beni promessi, ma li videro e li salutarono solo da lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sulla terra” (Eb 11,1-2; 8-13).

La fede vince la paura! La morte certo ci segna, è passaggio inevitabile, ma l’uomo che si fida fa nascere un tempo nuovo per sé e per i suoi figli. Senza Dio restiamo deboli, fragili educatori di figli indecisi ed emotivamente instabili. Siamo connessi con tutti per pubblicizzare i nostri successi, ma amiamo poco la differenza propria e quella altrui. Abramo ha creduto, obbedì per fede senza sapere quanto avrebbe guadagnato, senza conoscere la meta. Così Isacco, Giacobbe, Mosè … e tutti quei martiri e santi, quelle anime nascoste che non fanno notizia, perché vogliono vivere con un cuore differente da coloro che dominano la paura. “Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente,  …. Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire “con fede. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi” (Lc 12,42-44).

d. Andrea