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27 Giu

MOMENTO CRUCIALE

XIII^ domenica T.O. anno C – 2019

Negli ultimi secoli sembra che il cristianesimo sia stato ridotto a “dottrina” e a “morale”, in altre parole a buoni principi e a tutti i criteri per osservarli, pena la condanna e la schiavitù. Se in parte è vero che il cristiano riceve dal vangelo, degli insegnamenti e una disciplina di vita, san Paolo ricorda anche: “Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù..Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l'amore siate invece a servizio gli uni degli altri”(Gal 5,1.13). La libertà conosce la dottrina, si fa umile e obbediente alla “Parola”, ma ci viene donata prima di tutto per amare. Chi? “Il cristianesimo è Cristo” (cfr. Romano Guardini), la sua persona, che incontriamo nella carità a favore degli uomini. E’ il momento cruciale della nostra vita, quando liberati da questo incontro-esperienza, facciamo della nostra vita un servizio all’uomo.

“Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l'ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. 54Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino …” (Lc 9,51-56).

Gesù sceglie di camminare verso la via del dono tra rifiuto e difficoltà. Siamo ostinati al Signore: lo sono stati i samaritani, nemici dei giudei; lo sono stati gli apostoli incapaci di accettare un rifiuto; lo siamo noi, che fatichiamo verso “Gerusalemme” perché ci è chiesto di seguirLo senza rimpianti, con cuore risoluto, innamorati di fedeltà, senza la pretesa di risultati immediati. E’ cruciale scegliere in maniera matura senza invocare il fuoco su chi la pensa diversamente da noi, perché può diventare fanatismo. Gesù è determinato, deciso, ma non astioso, mentre noi siamo spesso pronti a trovare un nemico contro cui scagliarsi, su cui invocare il giudizio spietato di Dio.

“Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va' e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Lc 9, 57-62).

E’ la fatica di scegliere. Il momento cruciale della fedeltà, quando molte cose remano contro, quando i desideri del passato riemergono con nostalgia, quando le scuse del: “non sono pronto – ho altre priorità”, ci immobilizzano con lo sguardo vuoto, mani inoperose, privi dello slancio del cuore, ceduto per vane sicurezze. E’ lotta personale e comunitaria.

La fede è un cammino, graduale e continuo, tra incontri e scontri. La fede non è in una dottrina o per una morale, ma è in una persona. La fede è amare Gesù Cristo, accoglierlo, sentirlo “dentro”. Il momento è cruciale per la Chiesa che deve ritrovare il Maestro, seguirlo per la via della giustizia e della verità, nel tempo e nella cultura in cui è inserita. In questo periodo di vacanze accettiamo di cambiare dove posare il capo, ci adattiamo a luoghi diversi, in compagnia di persone amiche o nuove, lontani anche dalle persone amate. Mettiamo le mani sull’aratro per una semina abbondante.

d. Andrea