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27 Apr

IL NUOVO (Gv 13,31-35)

V domenica di Pasqua

La chiesa ha i giorni contati – dice qualcuno – perché è vecchia, non sa rinnovarsi, ripete formule antiche invece di rispondere ai nuovi interrogativi, ripropone caparbiamente riti obsoleti, troppo vecchi, e dogmi incomprensibili mentre l’uomo d’oggi è alla ricerca di un nuovo equilibrio, di un nuovo senso della vita, di un Dio meno distante.

Cresce la voglia di spiritualità e si diffonde l’adesione alle “nuove fedi” che si chiamano per esempio: reiki (pratica spirituale usata come forma terapeutica alternativa per il trattamento di malanni fisici, emozionali e mentali), il channelling (indica la presunta comunicazione con l'aldilà con spiriti, anime dei defunti) cristalloterapia (si prefiggerebbe di eliminare disfunzioni o malesseri mediante la collocazione di cristalli di quarzo o di altri minerali su determinati punti del corpo), dianetica (la forza del pensiero sul corpo), e molte altre. Si diffonde la “religione-fai-da-te” che disdegna i dogmi e le chiese, una religione in cui spesso si fondono tecniche orientali con interpretazioni esoteriche di Cristo (esoterismo è un termine usato per indicare prassi magiche, riti di cartomanzia, calcoli cabalisti e altre forme di superstizione, cioè credenze di natura irrazionale).
Come equiparare tutto questo fermento, tutta questa novità, tutte queste nuove emozioni con la meditazione e lo studio della Parola di Dio? Una volta si parlava di rivelazioni, oggi di angeli guida incontrati in un folto bosco. Espressione di questa ricerca del nuovo è la New Age che prospetta un’era di pace, di armonia, di progresso. Sicuramente tutto questo fervore ci deve aiutare ad avere una nuova attenzione al corpo, alla nostra mentalità, e ai bisogni dello spirito che si alimenta di conoscenza e carità.
La chiesa parla di carismi, di doni dello Spirito Santo, di effusione dello Spirito, di sacramenti come punto di incontro simbolico-reale tra il Cristo risorto e la sua comunità pellegrina nel tempo, propone spazi di silenzio orante, di ascolto profondo. Viene spesso accusata di scarsa modernità, accuse che dovrebbero farla riflettere in molte occasioni perché incapace di avvicinare l’uomo all’amore di Dio, è ancora troppo dominata da una mentalità di condanna al peccato, irrigidita dalla mancanza di grazia e misericordia da offrire.
Dobbiamo pregare di più perché la chiesa depositaria dell’annuncio di “cieli nuovi e terra nuova”, della proposta di “uomo nuovo”, del “comandamento nuovo - amatevi come io vi ho amato”, di un “canto nuovo”, sia ancora capace oggi di attrarre i cuori di tanti uomini smarriti e confusi, sedotti e ingannati da pratiche che affascinano ma lentamente rendono schiavo il cuore.
Il nuovo inizia nella conoscenza di ciò che sembra vecchio, obsoleto, ovvero la “Tradizione”, per spogliarla dalle tradizioni che tolgono aria e felicità al nuovo che ancora oggi il Signore dona e offre ai suoi figli. Il nuovo richiede umiltà per tradurre con parole e scelte coraggiose l’invito del Signore di annunciare il suo messaggio di amore in tutto il mondo. Il nuovo richiede prudenza e pazienza per sincronizzare i nostri desideri con la volontà del Signore.

don Andrea