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17 Apr

AFFANNARSI

III domenica di Pasqua 2013

Nella comunità cristiana e civile elaboriamo programmi pastorali e politici ambiziosi, quante discussioni, quanti propositi, come pure in famiglia mettiamo in atto le tecniche psicologiche più aggiornate per regolare i nostri rapporti, per educare al meglio i figli, ci impegniamo con sforzi anche lodevoli ma non sempre sono coronati dal successo. Il figlio iscritto con tanti sacrifici a scuola, a corsi di inglese o di musica, di danza o nello sport, un giorno delude tutte le attese, dice di essere senza ideali, che gli pesa la fatica, la responsabilità e pensa solo a divertirsi. Perché?

Capita anche a noi qualcosa di simile, ed è ciò che è successo anche ai discepoli dopo la Pasqua, si sono messi a pescare; erano persone volenterose, hanno lavorato per un’ intera notte, ma non hanno ottenuto nulla. Tanti sforzi vanificati, hanno agito al “buio”, senza la “luce” della parola del Risorto. E’ questa parola che da orientamenti nuovi, orientamenti però assurdi per la mentalità e la logica del mondo. Dopo tanti affanni Gesù chiede al cuore dell’uomo una verifica, non per colpire le nostre iniziative e motivazioni, ma per migliorare e ri-orientare il cammino. Un cuore umile, non rassegnato, disponibile a “riprovare di nuovo” sulla Sua parola, per non dimenticare di cercare in ogni cosa il bene dell’uomo e la gloria di Dio. Uno scambio di doni, di idee, quella condivisione – comunione che ispira profondamente la chiesa dopo la Pasqua, una chiesa sì carismatica, ma soprattutto testimone di amore. “Riprovare di nuovo” nella politica, nelle famiglie, tra sposi, nelle scuole… guardando da un’altra parte, su indicazione e fiducia del Risorto.
All’inizio della missione degli apostoli non c’era affanno, ma difficoltà da superare, momenti di profonda incertezza. Hanno dovuto accettare il rifiuto dei giudei che è sfociato in persecuzione, poi nelle generazioni successive si è manifestata la stanchezza e l’affievolimento dell’entusiasmo. Oggi potremmo dire che siamo nella fase dell’inedia, della rassegnazione, ma allo stesso tempo della purificazione. La parola di Dio viene consegnata alle nostre case, alle nostre famiglie sempre più perché venga compresa, e se accolta e amata è segno visibile della luce che trasforma ogni cosa, che rinnova e migliora le nostre azioni. Gesù chiede a Pietro e al nostro cuore comunque verifica, non sulle nostre miserie e fragilità ma sulla nostra disponibilità ad amarLo.
Cosa potrebbe accadere nella nostra vita se umilmente decidiamo di ricominciare ogni cosa sulla Sua parola?
Gesù chiede un cuore capace di accogliere la diversità dei doni per accettare di essere rinnovati dentro, come Pietro che da pescatore diventerà pastore, colui che alimenta il gregge. Qualunque sia il dono e il compito ricevuto, il Risorto ci chiede di condividerlo per sollevare e sostenere i cuori affannati. Saremo misurati sull’amore accettato e offerto non solo sugli sforzi compiuti.

don Andrea