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19 Dic

OBIEZIONE

Natale 2018 – anno C

Speriamo sempre che le cose possano cambiare. Viviamo con questa convinzione profonda, di rinnovare, migliorare quello che incontriamo. Ma la realtà spessa sembra smentire questo atteggiamento dello spirito, del credente, che lascia spazio alle promesse del Signore. Nascono allora obiezioni, che vengono denunciate come illusioni o peggio ancora, come utopie. L’uomo si rassegna molto presto, e viene istruito ad opporsi a coloro che annunciano vie di salvezza e di cambiamento. Ci si rifugia nei propri ragionamenti e nei propri progetti. E noi?

Ogni tempo storico accoglie delle profezie, spesso cariche di sventura, raramente contenenti quella luce necessaria per attraversare i giorni bui della vita. La liturgia, nel tempo di Natale ce ne consegna una: “E tu, Betlemme di Èfrata,così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti. Perciò Dio li metterà in potere altrui fino a quando partorirà colei che deve partorire; e il resto dei tuoi fratelli ritornerà ai figli d'Israele. Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri, perché egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!” (Michea 5,1-4).

Al tempo di Michea (700 a.C.) la situazione politica sociale ed economica di Israele era disastrosa. Ovunque ci sono segni di violenza, nei tribunali i giudici si lasciano corrompere dai regali, i sacerdoti e i profeti pensano solo ad accumulare denaro, fra il popolo una minoranza si è impadronita di molti beni, sfruttando i poveri. In questa situazione, Michea annuncia un cambiamento che partirà da un piccolo villaggio, Betlemme (casa del pane). Da trecento anni i discendenti del re Davide detengono il potere, combinando disastri. Il loro orgoglio, gli fa credere di governare restando infedeli al Signore, si sono dimenticati di Dio. … sembrano i nostri giorni!!!

“Da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti”: Michea annuncia un discendente dal cuore nuovo, ma passeranno 700 anni prima che Cristo realizzi questa profezia. Un tempo lungo per perdere la speranza, per obiettare che in fin dei conti, sono solo parole vuote.

Noi cristiani sappiamo che questa profezia si è realizzata con Gesù, “Egli si leverà e pascerà con la forza del Signore, con la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno sicuri”, … fu il pastore buono che guidò il popolo con la forza del Signore. Diede inizio ad un mondo nuovo … “egli allora sarà grande fino agli estremi confini della terra. Egli stesso sarà la pace!”

A questo punto sorge però in noi, spontanea, l’obiezione che già i rabbini dei primi secoli rivolgevano ai cristiani: dov’è la pace che raggiunge tutti i confini della terra? Qualcuno ci mostri questo nuovo mondo – dicevano – e crederemo in Gesù!

I cristiani hanno un’unica possibilità di rispondere a questa domanda provocatoria, indicare qualche luogo concreto in cui questa pace è giunta con l’avvento del Signore: la loro famiglia, la loro comunità o almeno il loro cuore.

Siamo nei giorni della speranza. Spetta a noi custodirla, annunciarla, ma prima di tutto viverla. Facciamoci gli auguri di Natale, una nascita che non è solo memoria storica, ma l’espressione di una scelta di un cuore riconciliato, in pace. Continuiamo a seminare, perché le nostre obiezioni non spengano la fede, la speranza e la carità.

Buon Natale

d. Andrea