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11 Ott

BENI O BENE

XXVIII° domenica T.O. anno B – 2018

“Uomo dalle orecchie d’asino”, veniva considerato dai saggi dell’antichità, “pazzo” è stato definito da Gesù chi fa dell’accumulo dei beni lo scopo della propria esistenza (Cf. Lc 12.10).

Famosa è la richiesta del re Mida (nella mitologia antica), che senza riflettere e guidato dalla sua proverbiale stoltezza, chiese che ogni cosa da lui toccata si mutasse in oro e così avvenne, ma da quel momento non fu più in grado né di mangiare né di bere.

Ancora oggi la bramosia dei beni ci distrae dal vero “bene”. La cupidigia dei beni, l’idolatria del denaro sono causa di preoccupazione, inquietudine e affanno, tolgono il respiro, ma continuano a essere obiettivi per i quali vale la pena di vivere.

Quando anteponiamo a Dio qualsiasi altro bene, troviamo forse i beni, ma perdiamo il vero Bene che è Dio stesso. In sintesi è questo il cuore della felicità dei cristiani, che come Salomone, cercano la Sapienza e la Prudenza, come unico e vero bene, per ricevere come conseguenza amorevole e fiduciosa, tutti gli altri beni.

“Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento. L'ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile” (Sap 7,7-11).

Salomone racconta che fin da piccolo pur avendo riconosciuto in lui la presenza di grandi doni e capacità si trovava senza sapienza. Possiamo ereditare tutto dai nostri genitori, ma non la sapienza perchè insieme alla prudenza, sono dono di Dio. Non basta un cuore docile alla giustizia, per sapere distinguere il bene dal male. Sapienza e prudenza si ottengono dalla preghiera come dono. Se non si eleva il cuore a Dio nell’ascolto della sua parola, della sua volontà, si è condizionati dai pensieri degli uomini, per diventare facile preda di speculazioni. Quanta ricchezza per il cuore che prega, troverà pace e abbondanza per la sua vita. Ma in questo tempo ci stiamo organizzando e vivendo con cuori aridi, lontani dalla sorgente divina, occupando le aule dei tribunali e non i posti delle nostre chiese.

Salomone racconta la sua gioia e le sue scelte. Prima dei beni il Bene, preferito più di scettri e troni, più di ogni ricchezza. La ricchezza fine a se stessa è come il fango e la sabbia afferma Salomone: “La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l'oro al suo confronto è come un po' di sabbia e come fango sarà valutato di fronte a lei l'argento”.

Il nostro cuore ha bisogno di amare, di scegliere, di preferire una cosa più di un’altra. Salomone ha introdotto nella sua casa, nel suo cuore, prima della salute e della bellezza, il desiderio di un cuore docile alle realtà eterne. Una cosa va chiarita: il suo desiderio non lo ha portato a rinunciare a tutto ciò che c’è di bello nel creato, ma questi beni sono stati elargiti da Dio, come conseguenza per aver prima scelto il vero Bene, e la giustizia del Signore. Quanto stolto è l’uomo che non comprende questa verità. “Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile”.

d. Andrea

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