5 ciottoli

Switch to desktop
29 Set

XXVI domenica T.O. anno B – 2018

Non è sempre facile distinguere gli amici dai nemici, a volte ci si inganna: la persona più fidata, quella scelta come confidente, un giorno può tradire, mentre quella che tenevamo sotto controllo, perché la giudicavamo pericolosa, alla fine può rivelarsi la compagna più ideale. In questa dinamica ci siamo anche noi, possiamo trasformarci da confidenti a maldicenti in poco tempo, senza accorgercene.

Come capire chi è con noi e chi è contro di noi?

Il cristiano, in certi momenti, ha l’impressione di procedere da solo lungo la retta via tracciata da Cristo ed è colto dallo sconforto; pensiamo di avere l’esclusiva del bene compiuto, quasi una sorta di copyright etico. Questo pensiero affatica il cammino e lo complica notevolmente. “Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d'acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa” (Mc 9,38-41).

Alzare gli occhi, per cambiare prospettiva, aprire le orecchie per udire e accogliere parole nuove, è importante per scorgere sul nostro cammino inattesi compagni di viaggio, generosi, sinceri, ben disposti a camminare al nostro fianco, e rimanere stupiti di coloro che ci procedono con noi senza saperlo.

Non vediamo bene, e non scorgiamo il bene accanto a noi, per la presunzione di essere gli unici veri discepoli. L’invidia, la gelosia, l’ambizione, ci impediscono di riconoscere il bene compiuto da chi è diverso da noi.

Gli apostoli sono rimasti in silenzio quando Gesù li ha interrogati sulle ragioni del loro contendere lunga la via verso Gerusalemme, lungo la via della vita. Si vergognavano perché il maestro aveva smascherato le loro meschine ambizioni (Mc 8,34). Invece, non solo erano disposti ad ammettere la presunzione di una esclusiva salvifica, ma si sentivano fieri di coltivare l’orgoglio di gruppo, una presunzione altezzosa che li induceva a considerare nemici chi non la pensava come loro. L’orgoglio di gruppo è molto pericoloso: è subdolo e fa ritenere santo zelo ciò che è solo egoismo camuffato, fanatismo e incapacità di ammettere che il bene esiste anche al di fuori della struttura religiosa cui si appartiene o al gruppo coinvolgente che può averti plagiato.

Fanatico è colui che aggredisce chiunque non la pensa come lui o non appartiene al suo gruppo; è chi chiude gli occhi di fronte al bene che altri fanno, convinto che chi non sta con lui o non condivide le sue convinzioni e i suoi progetti, sia malvagio e vada combattuto. Il fanatico è pericoloso perché, se non riesce a imporsi con le ragioni, è portato a fare ricorso alla spada, come è accaduto a Giosué (Nm 11,25-29), alla denuncia, alla menzogna, pur di difendere la posizione scelta.

Lo Spirito non può essere racchiuso dentro i confini di nessuna istituzione, di nessuna posizione sapienziale. Dio è libero di uscire dagli schemi e di suscitare ovunque il bene. Dove ci sono il bene, l’amore gratuito, la verità delle azioni, la pace e l’umiltà gioiosa, lì certamente è all’opera lo Spirito di Dio. Nessuno può pretendere l’esclusiva. Orientiamo il nostro cuore a Gesù che è Via, Verità e Vita.

Andrea

Altro in questa categoria: « UNO, DUE, TRE … BENI O BENE »