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12 Lug

SCHIERARSI

XV^ domenica T.O. anno B – 2018

E’ più facile restare nascosti, non esporsi, non esprimere la propria risposta, nella speranza di non trovare ostacoli e detrattori. Ma a quale prezzo? E’ impossibile non schierarsi se devi custodire una consegna, un compito. Non c’è verità e libertà, se non impari a schierarti pro o contro ogni cosa che la vita ti propone. Nel nostro cammino cristiano, non esiste una zona franca, neutra.

Amasia disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritirati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno». Amos rispose ad Amasia e disse: «Non ero profeta né figlio di profeta; ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro. Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: Va', profetizza al mio popolo Israele” (Am 7,12-15).

Amasia: (VIII° sec a.C.) il sacerdote ben integrato nella struttura religiosa, colmo di benemerenze e privilegi. Amos: il mandriano rude che, improvvisamente comincia a fare il profeta. Il primo è uomo di successo, acclamato e rispettato perché, essendo amico del potente di turno, ha raggiunto una posizione prestigiosa. Non è da invidiare: ha tutto, ma non è libero; in qualunque momento può essere ricattato dal sovrano (Geroboamo II°) che gli dà il pane, ma può anche negarglielo; è costretto a mostrare deferenza e venerazione incondizionate, a essere sempre pronto ad adulare, ad assecondare i giochi politici e a chiudere un occhio sulle sue malefatte.

Amos è povero, ma indipendente, può dire ciò che pensa, non ha nulla da perdere, nulla da difendere, non deve nulla a nessuno. Una povertà che lascia liberi, che attua e compie la salvezza delle anime e la volontà del Signore. Da sempre, fin dagli anni della teologia mi chiedo che sacerdote voglio essere e, questo è il tempo di schierarsi. Sempre più sacerdoti e vescovi sembrano giustificare e abbracciare quanto andrebbe corretto e condannato. Ma quale prezzo dovrà pagare questa chiesa se non torna ad essere profetica e fedele al Signore. Ci stiamo trasformando in una associazione che dimentica il deposito della fede. E’ lodevole che, là dove nessuno agisce, la chiesa svolga un’opera di supplenza in ambiti che non le competono specificatamente, quasi per piacere al mondo, ma non può accettare di essere identificata con le istituzioni umanitarie. Come cristiani dobbiamo tenerci vigilanti, per non lasciarci ingenuamente coinvolgere in iniziative spettacolari e lucrative, per non entrare in concorrenza con le strutture civili o dimenticare il nostro mandato.

Fissando lo sguardo sul paralitico che chiedeva l’elemosina, Pietro disse: “Guarda verso di noi … non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, cammina” (At 3,1-10). La chiesa possiede una parola divina, ed è su questa parola che deve fare affidamento; invitare a prendere una posizione, resistendo alla tentazione di ricorrere a mezzi che gli uomini considerano più efficaci. Quando li impiega, può anche fare del bene, ma se si limita all’elemosina, mette una pezza nuova su un vestito vecchio, mentre il suo compito è la redenzione delle anime, annunciando Cristo. L’uomo lontano dall’amore di Cristo chiederà sempre l’elemosina, accetterà compromessi, baratterà la profezia, lascerà in ombra la sua anima, tradirà la verità del vangelo per mostrarsi accogliente verso coloro che vanno istruiti e chiamati alla conversione, scacciando i demoni dai loro cuori. “Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro». Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano” (Mc 6,11-12).

d. Andrea

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