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24 Mag

Solennità Santissima Trinità – Anno B – 2018

Sembra tutto ben definito, fissato e deciso. Tutto scoperto e protocollato. Scienza e religioni tentano di affermare, cosa e come si deve e non si deve fare, ma puntualmente, ci ritroviamo ad alterare ciò che era definito, a spostare ciò che era fissato, a discutere ancora ciò che era stato deciso. Siamo noi, uomini, anime inquiete, che a stento riusciamo a cogliere le cose temporali e raramente cerchiamo di intuire le cose eterne e spirituali.

Intuire significa, sfiorare, non afferrare. La nostra mente prova a intuire l’esistenza di Dio, ma il suo desiderio è sempre quello di afferrare. Ma intuire, è un percorso che richiede fiducia, dove ci si avvicina a ciò che esiste, ma mai completamente. Resta infatti una parte di mistero in ogni aspetto della nostra vita. Chi intuisce prova a descrivere, a raccontare, a indagare, ma deve accogliere il limite della sua ricerca. Intuire, ci porta vicino alla verità, ma mai abbastanza per dire che siamo arrivati. E’ il cammino dell’anima, che pulsa nel tempo, che tenta di raggiungere quella confidenza che tanto desidera, quell’amore che mai sazia.

Noi non abbiamo l’esclusiva della fede in Dio, ma l’affermazione che, nell’unico Dio esiste una paternità, una filiazione (Gesù) e un dono d’amore (Spirito Santo) è specifica del cristianesimo. Usiamo un termine astratto, non biblico e certo inadeguato, chiamiamo questo mistero Trinità.

Quando si parla del mistero cristiano della Trinità, non possiamo farlo esclusivamente con ragionamenti, ma dobbiamo soprattutto intuire, sfiorare il mistero dell’amore. E’ il segreto che ci sollecita a camminare ogni giorno, per condividere con chi ci sta accanto il desiderio di immergersi profondamente in una relazione di pienezza. Nel nome della Trinità inizia, si compie e si conclude ogni cosa, ogni liturgia, ogni ricerca, ogni prova, ogni salvezza.

Ebrei, mussulmani e cristiani riconoscono un unico Dio solo, ma noi aggiungiamo, una sola sostanza in tre persone, che sono tra di loro in relazione d’amore. Un Dio non astratto, ma che si è fatto vicino con l’incarnazione del Figlio (l’Emanuele, il Dio con noi), che ha voluto farci intuire la confidenza del Padre con noi, che siamo figli adottivi.

“Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria”. (Rm 8,14-17). E’ lo Spirito Santo donato a Pentecoste da Dio, a farci intuire ogni giorno la via da percorrere. Si sfiora così la Verità, che aiuta a superare ogni paura, di essere abbandonati, ed ereditare quella libertà che abbiamo perso, separandoci dall’amore di Dio.

Balbettiamo con parole umane un mistero grande, ma allo stesso tempo cresce la speranza per chi crede che non tutto è ancora venuto. La nostra fede è un piccolo seme che attende di crescere e di portare frutto. Manteniamo fisso lo sguardo sul Padre che chiamiamo “Abba”; su Gesù Figlio Crocifisso; sullo Spirito Santo effuso in ogni eucarestia, e su Maria Santissima, madre premurosa che sotto la croce diventa Madre della Chiesa e del mondo intero. A Lei consegniamo e consacriamo la nostra vita, le nostre famiglie in questo tempo di insidie.

d. Andrea

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