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13 Apr

MANI E PIEDI

III^ domenica di Pasqua 2018

Ogni giorno si parla di sfide, di obbiettivi. Anche il Vangelo sfida il lettore, con l’obbiettivo, di non ridurre Gesù a un fantasma, a un mito, a un illusione. Non è sufficiente affermare: “il Signore è risorto”, se non si comprende cosa significhi per la nostra vita; pena la sconfitta.

“Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro” (Lc 24,36-43).

Luca nel suo Vangelo mostra una sorta di itinerario progressivo che inizia con il sepolcro vuoto, passa attraverso l’apparizione degli angeli alle donne, l’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus, l’apparizione a Pietro e, giunge infine, agli undici riuniti. Gesù mostra mani e piedi, si fa vedere in carne e ossa, mangia con loro e apre le menti alle Scritture, senza le quali non ci può essere fede Pasquale. Nonostante questo, la sfida della fede rimane. Perché?

“Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma”. La fede non si impone. I dubbi degli apostoli dicono che non erano dei creduloni; mostrano che la fede non è una resa di fronte all’evidenza, ma è una risposta libera ad una chiamata. Ci sono sempre buone ragioni per rifiutarla o per correre dietro ad apparizioni, piuttosto che riconoscere che Gesù sta in mezzo a noi con mani e piedi. E’ molto più facile vivere una dimensione religiosa dentro la nostra vita, piuttosto che fare un cammino di fede. La religione cerca manifestazioni straordinarie, la fede è la capacità di vedere la presenza del Signore nella vita di tutti i giorni. La religione è credere che Gesù sia uno spirito, un fantasma, la fede è credere che Gesù sia una persona.

Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho”. Mani e piedi: Gesù non chiede di essere riconosciuto dal suo volto, dalla sua voce, dai suoi atteggiamenti, ma dalle sue mani e dai suoi piedi. Sono parti del corpo che noi spesso sottovalutiamo, non li riteniamo importanti per la nostra fede. Il richiamo è alle ferite impresse dai chiodi della croce, apice della vita spesa per amore.

Anche da risorto, il corpo di Gesù conserva i segni del dono totale di sé. Togliere questa dimensione dalla nostra vita, è omettere la parte più importante. Le mani sono l’estensione delle nostre decisioni. Mani deboli e inoperose rivelano la povertà della nostra vita; povertà spirituale, prima che fisica. I Piedi cercano direzione e sostengono il nostro corpo. Cristo salva perché offre le motivazioni più profonde per vivere, e il coraggio per sostenere anche i giorni più difficili che incontriamo nel nostro cammino.

Dio non ha altre mani se non quelle di Cristo, inchiodate per amore. Sarebbe blasfemo immaginare che esse possano fare del male all’uomo. Non ha altri piedi se non quelli di Cristo, inchiodati, e li mostra per dirci che non potrà mai allontanarsi da noi.

E’ contemplando queste mani e questi piedi che l’uomo scopre il vero, unico Dio. Tutte le scritture raccontano di questo: “il Signore è risorto”. A noi la scelta di credere a un fantasma o alle promesse di Cristo.

d. Andrea

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