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02 Mar

RECITARE con GESU’

III^ domenica di Quaresima anno B - 2018

“Recitare” è uno strano verbo, che abbiamo inserito anche nel nostro linguaggio religioso. A volte si sente dire; “Recitiamo un Ave Maria o un Padre Nostro”, “Recitiamo il Vespro o il Rosario”. C’è il rischio di fare della nostra fede una recita?

“Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori dal tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divorerà”. (Gv 2,13-15).

Entriamo in chiesa con le mani tasca, senza un segno di croce o una genuflessione. Mani prive di carità e di spiritualità troppo impegnate a gesticolare per l’economia del mondo. Entriamo in chiesa per chiacchierare, con parole vuote e inutili, trascurando il silenzio e incapaci di gestirlo. Stiamo in piedi, superbi e orgogliosi delle nostre conquiste, dei nostri pensieri, rinunciando ad adorare Colui che ha riscattato la nostra vita dalla morte eterna.

C’è il rischio di celebrare tutto come una commedia, svuotando di significato quello che Gesù ha chiesto di fare in suo nome. Per fortuna si è congedato dalla scena visibile di questo mondo con: “fate questo in memoria di me”, e non con : “dite questo in memoria di me”, lasciando un’azione, e non solo parole che avremmo sicuramente tradito e alterato. Recitiamo di essere cristiani, ma sempre più viviamo senza Dio, convinti di vivere lo stesso, anzi meglio perché decidiamo noi ciò che è bene e ciò che è male. Stabiliamo noi le regole della nostra vita, scadendo in una religiosità languida e occasionale del “se mi sento”.

Il vero annuncio è rivolto agli adulti, che spesso chiedono la fede per i loro figli ma non per loro. Si afferma di credere, ma si testimonia il contrario. Questo sembra un copione ormai sempre più diffuso, ma il Signore è stanco di questa recita. Credo sia quanto mai urgente la conversione dei sacerdoti, deviati e disorientati in mille servizi a scapito della preghiera, dello studio della Sacra Scrittura; possono diventare guide cieche, poco incisivi nello scacciare satana.

Gesù Cristo non è un oggetto da mettere o togliere dalla “scena” dove vogliamo. Non smette di essere Dio… e la rivelazione della sua divinità non dipende dalla metereopatia delle nostre decisioni. E’ il rischio di una fede ipocrita; quella ipocrisia che Gesù condanna e smaschera nel tempio di ogni comunità. Ci lasciamo sì coinvolgere, se c’è un interesse, dal cambio-valuta, ma quando la relazione chiede di diventare matura, ci trasformiamo in sacerdoti che si rivestono di sacro ma allontanano le anime dalla verità, ci rivestiamo da genitori ma restiamo adolescenti.

Lasciamoci allora “capovolgere” dal Signore. Lasciamo a Lui il ruolo principale nella scena della nostra vita. In famiglia con un segno di croce, una benedizione prima dei pasti, una preghiera condivisa, l’ascolto della sua parola prima di grandi decisioni. Torniamo a pregare insieme nel tempio, perché solo Gesù può squarciare il velo che ci divide, che ci allontana dalla sua misericordia. Dobbiamo scegliere se recitare da soli perché Cristo è inutile, o come ricorda S. Agostino d’Ippona: “ci hai fatti per Te o Signore e il nostro cuore è inquieto finché non troverà riposo in Te”.

d. Andrea

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