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02 Feb

L’ESSENZIALE

V^ domenica T.O. anno B - 2018

L’essenziale di una parrocchia non si può racchiudere in poche righe, visto il percorso di grande ricchezza e tradizione di cui siamo debitori. Parliamo di parrocchia, ma quando questa è veramente visibile? Basta un nome, una chiesa, un sacerdote, delle persone che si radunano? Parliamo di famiglia, ma quando questa è veramente visibile? Basta una casa, dei figli, mangiare insieme, un’auto in garage?

Credo che la vera domanda sia un’altra: in che modo vogliamo vivere insieme? In che modo vogliamo vivere la nostra comunità, le nostre famiglie, la nostra chiesa?

“Se dunque c'è qualche consolazione in Cristo, se c'è qualche conforto, frutto della carità, se c'è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi. Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l'interesse proprio, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,1-5).

La parrocchia rende visibile l’amore di Cristo, radicata in un luogo, mette al suo centro la Parola di Dio, la grazia dei Sacramenti, l’Eucarestia, la carità. La parrocchia è espressione della Chiesa più grande animata da un’intenzionalità precisa: dare vita ad una assemblea santa, al popolo di Dio, alla famiglia del Signore. C’è parrocchia, c’è famiglia cristiana, quando le persone leggono la propria vita a partire dalla Parola di Dio, ricevuta assieme con assiduità, favorendo anche scelte condivise. C’è parrocchia quando il popolo dei cristiani riceve dal suo Signore i Sacramenti, doni che l’uomo non può produrre da sé, e li celebra come risposta di adesione alla Sua volontà. C’è parrocchia quando una comunità genera alla fede nel battesimo e si lascia plasmare dall’eucarestia, ricevuta in grazia e con cuore riconciliato. C’è parrocchia e famiglia se si prega. Ecco l’essenziale!

Si conclude il mandato degli organismi di comunione. Dopo cinque anni il Consiglio  Pastorale e il Consiglio per la Gestione Affari Economici, va rieletto. Lo faremo durante il tempo di Quaresima. C’è parrocchia infatti quando vengono espresse delle ministerialità, a partire dal sacerdozio comune (il popolo di battezzati è popolo sacerdotale) e del servizio del ministero ordinato (i sacerdoti). Esiste infatti una corresponsabilità data dal battesimo, di azioni gratuite da offrire per il bene comune per trovare la propria felicità: “Infatti annunciare il Vangelo non è per me un vanto, perché è una necessità che mi si impone: guai a me se non annuncio il Vangelo! Se lo faccio di mia iniziativa, ho diritto alla ricompensa; ma se non lo faccio di mia iniziativa, è un incarico che mi è stato affidato. Qual è dunque la mia ricompensa? Quella di annunciare gratuitamente il Vangelo senza usare il diritto conferitomi dal Vangelo” (1Cor 9,16-18).

Ma se la domanda delle persone fosse solo di “servizi religiosi”, senza appartenenza e assunzione di compiti; se non ci fosse l’impegno consapevole e responsabile almeno di alcuni, potremmo ancora parlare di parrocchia? Se non ci fosse un minimo di adesione e di partecipazione alla cura e alla crescita della vita comunitaria, nei suoi elementi essenziali, ci sarebbe ancora una parrocchia o si può pensare alla sua chiusura formale? Se non ci fosse verità e comunione tra coniugi, si può ancora parlare di famiglia? Se una famiglia – piccola chiesa – non si alimenta della parola del Signore, della preghiera, come può sperare di rimanere unita tra le insidie e le prove della vita? E’ difficile ammetterlo, ma se non scegliamo l’essenziale della nostra fede, avremo case e chiese vuote. L’essenziale è profumo, invisibile agli occhi, ma rende amabile ogni cosa.

d. Andrea