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01 Gen

RISALIRE DALL’ABISSO

Battesimo del Signore – Anno B 2017-12-29

Ai luoghi biblici è legato spesso un significato teologico. Il mare, il monte, il deserto, la Galilea delle genti, la Samaria, il fiume Giordano, le terre al di là del lago di Genezeret sono molto di più di semplici indicazioni geografiche.

Luca, nel Vangelo, non specifica il luogo dove è avvenuto il battesimo di Gesù, ma vi allude Giovanni: “Avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando” (Gv 1,28). La tradizione ha giustamente localizzato l’episodio a Betabàra, il guado dove anche il popolo d’Israele, guidato da Giosuè, ha attraversato il fiume ed è entrato in Terra promessa.

Nel Gesto di Gesù sono dunque presenti richiami espliciti al passaggio dalla schiavitù alla libertà e all’inizio di un nuovo esodo verso la Terra promessa.

Betabàra ha anche un altro richiamo, meno evidente, ma altrettanto significativo: i geologi assicurano che questo è il punto più basso della terra (400 m. sotto il livello del mare). La scelta di iniziare da lì la vita pubblica non può essere casuale. Gesù, venuto dalle altezze del cielo per liberare l’uomo, è sceso fin nell’abisso più profondo per mostrare che vuole la salvezza di ogni uomo, anche del più derelitto, anche di colui che la colpa e il peccato hanno trascinato in un baratro da cui nessuno può immaginare sia possibile risalire. Dio non dimentica e non abbandona nessuno dei suoi figli.

Che cosa rappresenta per noi oggi il battesimo? Cosa offre alla nostra vita?

San Giovanni scrive: “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi. Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1Gv 1,8-10;2,1-2).

Ecco il battesimo è la nostra risposta al Signore. Lui che viene a porci la nuova domanda di redenzione, offre alla nostra vita l’occasione risollevarci dall’abisso del peccato, da quella solitudine e superbia eredità del peccato. Mediante il battesimo offriamo il nostro Si al Signore, e Cristo estende alla persona umano il suo essere divino. Non siamo noi a piegare Dio alla nostra volontà, ma è Lui che liberamente e gratuitamente si dona a noi, si fa presente a noi.

L’incorporazione a Cristo avviene mediante un atto unico (simbolico e rituale): Battesimo-Cresima-Eucarestia. E’ questo il percorso che la chiesa offre a coloro che vogliono riaprirsi alla grazia dell’adozione filiale. Questa grazia ci libera dalla colpa originale, introduce in un processo di maturazione, garantendo la piena relazione con Dio in Cristo. Nel battesimo non veniamo solo immersi nell’acqua, ma soprattutto immersi nel mistero Pasquale di Cristo, veniamo dunque posti in relazione nella morte e risurrezione di Cristo.

L’uomo che è risalito dall’abisso lo si riconosce: “Carissimi, da questo sappiamo d’avere conosciuto Gesù: se osserviamo i suoi comandamenti. Chi dice: “Lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; ma chi osserva la sua parola, in lui l’amore di dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato … le tenebre si stanno diradandosi e la vera luce già risplende” (1Gv 2,3-8).

d. Andrea