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11 Ott

XXVIII domenica T.O. – Anno A – 2017

E’ evidente: ogni invito a banchettare è sempre attraente e richiama molte persone. Siamo attirati dai cibi. Ecco perché attorno a un tavolo, siamo coinvolti con facilità, specialmente se altri preparano la mensa e i cibi sono succulenti. Siamo sempre affamati, anche se il ventre è pieno, perché mangiamo con gli occhi prima che con lo stomaco. Mangiamo desideri, mangiamo passioni; ma come accade in un bosco, non tutti i funghi sono buoni: alcuni sono commestibili, altri tossici o addirittura mortali. La persona felice, sana, matura spiritualmente, sa gestire questi desideri e non, farsi dominare da essi. E’ una dura lotta! Imparare a scegliere dove banchettare è ciò che dà vero gusto alla vita. Molti cibi infatti, non riempiono mai e creano solo dipendenza.

“Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati. Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni.” (Is 25,6-7). Anticamente i grandi banchetti se li poteva permettere soltanto la gente importante. Venivano organizzati spesso per ragioni politiche, per creare legami di amicizie e stringere alleanze. Si banchettava per ricorrenze, per una vittoria sui nemici, per dar sfogo alle passioni e ai sensi.

Il profeta Isaia, annuncia che Dio preparerà un banchetto di grosse vivande e non solo. Aggiunge anche che farà cadere “la coltre distesa su tutte le nazioni”. La coltre, ci impedisce di cogliere la gravità del momento che stiamo attraversando. L’astuzia di satana è di aver anticipato banchetti per tutti, senza togliere la coltre ai nostri occhi. Mangiamo i cibi delle passioni, ubriachi e satolli di morte, chiamando gioia e divertimento quello che intossica e uccide l’anima. Ingoiamo ogni cosa che il mondo ci offre, obesi, appesantiti, sfiniti e mai felici.

Il velo che Dio vuole togliere è per mostrarci la prospettiva eterna: “Eliminerà la morte per sempre. Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto, l'ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra, poiché il Signore ha parlato. E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio; in lui abbiamo sperato perché ci salvasse. Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza, poiché la mano del Signore si poserà su questo monte»” (Is 25,8-10).

Partecipiamo facilmente ad ogni banchetto, ma troviamo sempre mille scuse per rifiutare il banchetto del Signore. E’ vero, il cuoco e il cibo fanno la differenza in ogni ambiente, ed è sempre facile accusare altri della decadenza della qualità. Ma c’è un Sommo Sacerdote che da duemila anni offre alla chiesa e ai suoi figli il cibo di vita eterna: Gesù! Siamo battezzati, ma spesso lo dimentichiamo. Ci vergogniamo della nostra fede cristiana, per sederci alle mense pagane. Gesù ci invita ogni giorno, ogni domenica alla sua mensa, per far festa. Una festa non banale, non dominata da chiacchiere vuote e superficiali. E’ un banchetto dove prima si ascolta. Si ascolta una parola che dà consapevolezza delle forze in atto, dei rischi della vita, dell’importanza di alimentarci con cibi buoni e non corrotti. Cerchiamo tutti amore, ma ci cibiamo di surrogati bollenti, che lasciano piaghe e ferite in ogni parte del nostro corpo.

Solo la parola di Dio, asciuga veramente le nostre lacrime e guarisce nostre le ferite. Le lacrime di fallimento, di vendetta e delusioni, trovano guarigione nella misericordia e nella verità dello spirito. Invito: riconosciamo Dio, oggi come unico e vero salvatore. Alla sua mensa, la vera comunione, perché convocati per opera della sua grazia. La sua offerta, la sua Pasqua, ha vinto ogni veleno; il veleno dei peccati, della morte. Forse quando il mondo sarà tutto intossicato, tornerà a gridare con fede, a farsi umile, a non confondere più le vie facili delle tentazioni, con la via stretta della salvezza.

Indossiamo allora il vestito migliore della nostra fede, il vestito della carità, dell’uomo nuovo. E’ un vestito personale, che non può essere adattato ad altri. Il nostro sforzo, il nostro impegno per indossarlo, ci farà apprezzare “i cibi succulenti e i vini raffinati dell’amore”.

d. Andrea

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