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29 Set

1 ottobre 2017 – anno A

Quante risposte ci sono nella vita? Silenzio e confusione all’inizio, poi emerge la mentalità del mondo, la risposta spesso diventa: “Tante!”. In verità ad essere obbiettivi e fedeli alla realtà, le risposte a nostra disposizione sono sempre due: Sì o No. Non una banalizzazione della vita, ma un aiuto concreto per riconoscere sempre la nostra direzione e la determinazione nelle scelte. e No, sono entrambi importanti come risposte; quello che è pericoloso e sceglierne una senza dare valore alla risposta, senza aderire alla volontà espressa, assumerne la responsabilità e la fatica della decisione.

“Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: «Figlio, oggi va' a lavorare nella vigna». Ed egli rispose: «Non ne ho voglia». Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: «Sì, signore». Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli” (Mt 21-28-32). Possiamo dire che il più convinto passa attraverso il No.

C’è chi risponde senza aver capito e chi, più lealmente dice no perché non è convinto e vuole comprendere meglio. Il suo no è solo un modo poco garbato di chiedere spiegazioni e di dire che vuole vederci chiaro. Chi a Dio risponde subito sì forse non si è reso conto di come la pensi, di cosa proponga. Ma c’è anche un sì di convenienza, mimetizzato di disponibilità e impegno, ma che nasconde incoerenza e opportunismo. Quante ferite provocate e subite per la nostra superficialità nelle risposte.

Forse continuo a ripetere le stesse cose, ma la strada è sempre una sola per riscattare il: “No, non ne ho voglia”. Ci ricorda il vangelo: “Ma poi si penti e vi andò”. Non conosciamo i tempi e i modi del pentimento, ma ci resta un’unica via per evitare di non essere riconosciuti dal Signore, perché ci ricorda: “Non chiunque mi dice Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui (anche se passa prima attraverso il no) che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21).

E’ un sì che chiede rinuncia ai propri pensieri: “Le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri, non sono i vostri pensieri” (Is 55,8). E’ un che invoca e accoglie la Grazia per vincere vizi, pigrizia e scardinare il peccato dal nostro cuore. E’ un che nasce nell’umiltà, che desidera più di ogni altra cosa la gioia del Padre e di riflesso, la propria. E’ un che ci chiede di sporcarci le mani, di impegnarci, per gustare in pienezza ogni istante.

“Voi dite: «Non è retto il modo di agire del Signore». Ascolta dunque, …: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra? Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso. E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà” (Ez 18,25-28). Con la nostra risposta, decidiamo la nostra felicità o la nostra morte. Questa è la potenza e la bellezza della libertà. e No, non portano frutti uguali.

d. Andrea

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