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13 Ago

CHE … PECCATO!

3 settembre 2017 – Anno A

Quante volte usiamo questa parola: peccato, non hai vinto!; peccato, non sei arrivato in tempo; peccato, ma non puoi partecipare; peccato, non sai cosa ti sei perso; peccato che non la pensi come me; peccato aver sprecato così tanta energia; peccato, hai sbagliato il bersaglio / direzione (secondo la bibbia) della tua vita. Che … peccato!

Il Vangelo è la rivelazione, in Gesù Cristo, della misericordia di Dio verso i peccatori. L'angelo lo annunzia a Giuseppe: “Tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati” (Mt 1,21). La stessa cosa si può dire dell'Eucaristia, sacramento della redenzione: “Questo è il mio sangue dell'alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati ” (Mt 26,28).

“Dio, che ci ha creati senza di noi, non ha voluto salvarci senza di noi”. L'accoglienza della sua misericordia esige da parte nostra il riconoscimento delle nostre colpe. “Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa” (1Gv 1,8-9).

Come afferma san Paolo: “Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” (Rm 5,20). La grazia però, per compiere la sua opera, deve svelare il peccato per convertire il nostro cuore e accordarci “la giustizia per la vita eterna, per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore” (Rm 5,21). Come un medico che esamina la piaga prima di medicarla, Dio, con la sua Parola e il suo Spirito, getta una viva luce sul peccato: la conversione richiede la convinzione del peccato, contiene in sé il giudizio interiore della coscienza, e questo, essendo una verifica dell'azione dello Spirito di verità nell'intimo dell'uomo, diventa nello stesso tempo il nuovo inizio dell'elargizione della grazia e dell'amore: "Ricevete lo Spirito Santo". Così in questo "convincere quanto al peccato" scopriamo una duplice elargizione: il dono della verità della coscienza e il dono della certezza della redenzione.

Oggi si parla sempre del peccato in modo generico, quasi come un corpo estraneo alla nostra vita, perché ci siamo adattati alla mentalità del mondo, che ci abitua a giustificare tutto. “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rm 12,1-2).

È opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità.  Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della Legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore.

Il peccato veniale lascia sussistere la carità, quantunque la offenda e la ferisca. Quando la volontà si orienta verso una cosa di per sé contraria alla carità, dalla quale siamo ordinati al fine ultimo, il peccato, ha di che essere mortale, tanto se è contro l'amore di Dio, come la bestemmia, lo spergiuro, ecc., quanto se è contro l'amore del prossimo, come l'omicidio, l'adulterio, il furto, ecc. Invece, quando la volontà del peccatore si volge a una cosa che ha in sé un disordine, ma tuttavia non va contro l'amore di Dio e del prossimo, è il caso di parole oziose, di maldicenza, vizi, ecc. , tali peccati sono veniali.

Il peccato mortale, in quanto colpisce in noi il principio vitale che è la carità, richiede una nuova iniziativa della misericordia di Dio e una conversione del cuore, che normalmente si realizza nel sacramento della Riconciliazione. Che … peccato dimenticarlo!

Andrea

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