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14 Lug

XV domenica T.O. – Anno A - 2017

Che affidabilità offre la parola dell’uomo?

Non molta. Sconsolato e deluso, il salmista andava ripetendo: “E’ scomparsa la fedeltà tra gli uomini. Si dicono menzogne l’un l’altro, labbra bugiarde, parlano con cuore doppio” (Sal 12,1-2). Ancora oggi la parola continua a essere svalutata: non si crede alle promesse, ci si sente garantiti solo dai documenti scritti e firmati; “fatti e non parole”, ci sentiamo ripetere.

E’ così anche la parola di Dio?

Per dieci volte nel primo capitolo della Genesi viene ripetuto questo ritornello: “Dio disse … e così avvenne”. “Dalla parola del Signore furono fatti i cieli. Egli parla e tutto è fatto, comanda e tutto esiste” (Sal 33,6.9). La sua parola non è come quella dell’uomo; è viva ed efficace, attua ciò che annuncia, non mente e non delude.

“Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia, così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata” (Is 55,10-11). Quando Isaia proclama queste parole, il popolo di Israele si trova in Babilonia deportato; si interroga perché la parola di Dio tarda a realizzarsi. Anch’egli come gli uomini non mantiene fedeltà alle promesse? La parola, come l’acqua inviata dal cielo richiede tempo per portare frutti, pazienza e capacità di attendere. La parola di Dio è efficace sempre, ma può essere svalutata, non accolta dall’uomo, e quindi privata dell’efficacia.

Siamo liberi di gestire il luogo dove accogliere la Parola di Dio, come un seme che cerca il terreno più adatto per portare frutti. «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti» (Mt 13,3-9).

Gesù parla di quattro terreni in cui cade la parola / seme. Chi, come la strada ha il cuore duro, rappresenta il cuore impenetrabile alla parola di Cristo, perché ha assimilato il modo di ragionare di questo mondo, si è adattato alla morale corrente, ha fatto propri i valori e i vizi proposti dagli uomini. Vita vuota.

Chi ha il cuore incostante che si entusiasma facilmente, ma, dopo pochi giorni, torna quello di prima. E’ come un sasso coperto da un leggero strato di terra: se vi si pianta un seme , questi germoglia, ma immediatamente secca. Uomini che rifiutano fatica e impegno.

C’è anche un cuore inquieto, che si agita per i problemi di questo mondo, che rincorre il successo e la ricchezza, che alimenta sogni meschini. Queste preoccupazioni sono come spine: soffocano il seme della parola. Uomini dal fiato corto senza speranza e fiducia.

Infine c’è il cuore buono, che valuta la parola del Vangelo come Parola di Dio, la accoglie ascoltandola, in attesa di portare buoni frutti. Se guardi la luna, brilla nell’oscurità, ma sottomettiti alla luce maggiore. Se guardi i fiori, innamorati del sole, però rimani fedele alle radici, alla tua storia. Se guardi il fiume, va sempre avanti con fede. Se guardi i bambini, rischi di cadere ma poi rialzati e riprova ancora. Non svalutare mai la Parola di Dio, è lei che rinnova ogni cosa.

d. Andrea

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