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12 Mag

MOLTI… POSTI

V^ domenica di Pasqua - Anno A - 2017

Davvero una volta tutto andava bene o era più facile? Negli Atti degli Apostoli (NT) si narra le vicende della prima chiesa, l’entusiasmo, la forza e lo slancio dei primi cristiani, ma anche il sorgere dei primi problemi: “In quel tempo aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola»”(At 6,1-4).

Si racconta di una comunità che incontra culture e abitudine diverse, lo scontro tra storia palestinese e il mondo ellenista, greco. Resistenze, diffidenza al nuovo, suscitano un cambiamento. Si cercano nuovi volontari di buona reputazione, si offrono posti di lavoro, per il servizio alle vedove, agli anziani, ai deboli. Senza trascurare i compiti ricevuti (preghiera e servizio alla parola) la prima Chiesa arruola nuove forze: “Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani” (At 6,5-6).

Oggi la nostra comunità, la nostra società soffre come nei primi tempi, ma è sempre più difficile individuare uomini e donne di buona reputazione, pronti a servire, a donare. Forse c’è una chiesa che prega poco, che si è impoverita di mani che sanno benedire e imporre lo Spirito Santo.

Mancano molti posti di lavoro, si sente spesso ripetere. Mancano certezze per il futuro, i nostri figli cosa faranno? Risponde Gesù: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: «Vado a prepararvi un posto»?” (Gv 14,1-2). Nella società civile, il “posto” è valutato in base al potere, al prestigio e al guadagno. Quando Gesù parla di posti, di molti posti, non parla di una poltroncina numerata assegna per meriti a chi crede. E’ una visione che non soddisfa.  Il posto preparato per ciascuno da Gesù è legato alla via che lui ha indicato con la Pasqua. E’ la via del dono, del servizio, dei ministeri che in ogni comunità e in ogni uomo esistono. Qualche volta vorremmo il cambio, cerchiamo un aiuto, ma ciascuno di noi è unico, occupa un posto, il suo, e il posto migliore non è legato al guadagno, ma è quello in cui si possono servire di più e meglio i fratelli. Il servire poi nel tempo può rivelarsi una professione, un lavoro vero e proprio.

Una società, una comunità che non comprende l’importanza di offrire tempi e spazi per servire, è destinata a implodere, a vivere tempi di amarezza, di solitudine e di sofferenza. Pur essendoci molti posti, raramente si assiste ad una competizione per occuparli. Dove si offre responsabilità, un compito che rivela il nostro ministero di servizio, molti sono i disoccupati. Preferiamo lamentarci. Abbiamo la paura di essere privati nella libertà. Rassegnati attendiamo un benessere che non arriverà mai, perché esclude a priori la via del dono.

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via» (Gv 14,3-4). La via di cui parla Gesù la comprendiamo alla luce della Pasqua. Là dove, con umiltà, accettiamo il nostro servire, la carità solidale, malati, educazione, creatività, preghiera, ecc… il Signore è con noi, ci dona quella pace che il mondo non da, che a Lui solo appartiene.

d. Andrea

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