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25 Nov

TENERE IL POSTO

I^ AVVENTO  anno A – 2016

Ogni giorno ci inventiamo piccole strategie per affrontare le difficoltà che la vita non ci risparmia mai. Da ragazzino mia madre mi mandava dal medico condotto per “tenere il posto”. Era un’espressione usata, per permettere a lei di arrivare più tardi, sostituire il mio turno di visita e presentare al medico le necessità per tutta la famiglia. Arrivavo presto in ambulatorio, appena la sala veniva aperta, e aspettavo l’arrivo di mia madre con trepidazione. Mi portavo qualcosa da leggere, qualche volta scambiavo due parole se conoscevo qualcuno. Altre volte mi addormentavo, perché era primo pomeriggio, in piena digestione. L’attesa era sempre lunga, era motivo di nervosismo, mi sembrava di perdere tempo, di avere qualcosa di più importante da fare. Poi all’improvviso compariva la mamma … e io ero libero di andare a giocare. Era una strategia famiglia, per ottimizzare i tempi, gli impegni, e fare gioco di squadra per la salute e la salvezza della famiglia. A distanza di anni alcuni amici ne hanno fatto un lavoro, aspettano a pagamento al posto di altri, in banca, in posta…

“E questo voi farete, consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno, perché adesso la nostra salvezza è più vicina di quando diventammo credenti. La notte è avanzata, il giorno è vicino (Rm 13,11-12). Iniziamo un nuovo anno liturgico con il tempo dell’Avvento, sollecitati a vegliare a tenere pronte le nostre anime in attesa di colui che ci ha inviati a “tenere il posto”, perché viene per offrire salvezza ancora oggi. Le nostre anime attendono la luce, attendono parole di vita e l’arrivo di Colui che vuole incontrarci. Sta a noi credere che Lui viene, anche se dopo una lunga attesa abbiamo preso sonno, assopiti dal mondo e dalle sue illusioni. Attendere sembra inutile, sembra tempo sprecato, ma il cristiano sa che “la notte è avanzata, il giorno è vicino”. E’ la fiducia che aveva S. Paolo dopo trent’anni dalla resurrezione di Cristo.

Perciò gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne” (Rm 13,13-14). Paolo, quando scrive ai romani constata che le tenebre, anche fra i cristiani, non sono ancora scomparse; è cosciente che una notte cupa grava ancora sul mondo: continuano le guerre, le vendette, le invidie per “tenere il posto”, ma non si lascia prendere dallo sconforto, come invece spesso accade a noi. Per lui, una umanità nuova sta per iniziare.

Oggi il mondo sta andando verso un disastro ecologico, demografico, si assiste ovunque a una perdita di valori, aumenta l’arroganza e la violenza. Servono pertanto scelte coraggiose per allontanare dai nostri cuori le opere delle tenebre. Proviamo in questo tempo ad indossare le armi della luce. Abbiamo ricevuto un battesimo, per essere rivestiti del Signore Gesù Cristo, siamo entrati nel regno della sua luce. Accendiamo l’onesta in pieno giorno, con il coraggio della verità che nasce da un cuore riconciliato con il Signore. Torniamo a credere, a pregare il Signore con cuore umile, perché le nostre storie siano trasformate in storie della salvezza.

Stanca di attendere purtroppo, l’umanità continua a farsi dominare da “orge e ubriachezze, lussurie e impurità, litigi e gelosie, dai desideri della carne”. Disprezza il tempo dell’attesa, preoccupata più di agire e vagare senza meta, con il vuoto nel cuore, perché privata della speranza che qualcuno venga dopo tanta attesa.

Mia madre è sempre arrivata, non ha mai mancato all’appuntamento, e sulla fiducia della sua parola, ho sempre creduto che tenerle il posto fosse un compito importante. Ho atteso la sua venuta, accentando di rivestirmi della luce dell’obbedienza, quella luce tanto cara a Gesù Cristo. Il Signore viene, teniamo un posto nel cuore per Lui per la conversione all’amore.

d. Andrea

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