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30 Apr

L’INSEGNANTE

VI domenica di Pasqua 2016

Per crescere è necessario che qualcuno ci istruisca, ci aiuti a comprendere ciò che incontriamo, ci aiuti ad accogliere ciò che ignoriamo, a studiare ciò che non capiamo. Ogni insegnante si fa strumento e portavoce di molte informazioni già esistenti o ancora da svelare. Serve tempo e pazienza per imparare, ma ne serve molto di più per coinvolgere e tradurre in modo utile l’informazione acquisita. Come porsi di fronte ad una sempre più dilagante “ignoranza religiosa”? Servono nuovi insegnanti, nuovi insegnamenti o serve farsi istruire dal vero insegnante?

Resta sempre aperto un dilemma: una cosa sono le verità di fede, un’altra è il modo in cui esse vengono formulate. La missione della chiesa è quella di tradurre, di rendere intellegibili queste stesse verità agli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi, impiegando il loro linguaggio, la loro cultura, le loro immagini, il loro modo di pensare. Impresa ardua e delicata perché inevitabilmente accompagnata da tensioni e malintesi, ma indispensabile e che può essere portata felicemente a compimento perché nella chiesa è presente lo Spirito della verità che anima Cristo.

“Se uno mi ama, metterà in pratica la mia parola, e il Padre mio lo amerà. Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui. Chi non mi ama non mette in pratica quello che dico. È la parola che voi udite non viene da me ma dal Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono con voi. Ma il Padre vi manderà nel mio nome un difensore: lo Spirito Santo. Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quel che ho detto. (Gv 14,23-26).

Per insegnare serve amore, non basta avere solo buoni contenuti. Serve amore per indagare con umiltà oltre la superbia di chi vuole farsi saccente senza avere il cuore adeguato per accogliere l’origine di ogni informazione. L’insegnante si sente unito all’informazione, la ama e la racconta perché si sente amato. L’insegnante non comunica solo un messaggio ma è abitato da esso, non racconta nozioni ma rende vivo ed emozionante il suo racconto perché gli appartiene, lo incarna con le sue scelte e i suoi atteggiamenti.

L’insegnante deve passare attraverso molte prove, incomprensioni e rifiuti, perché il messaggio non sempre trova facile e immediata accoglienza. Insegnare pertanto non vuole dire accomodare il messaggio per cercare consensi, ma mantenere fedeltà ad esso, ai contenuti traducendoli con codici e immagini comprensibili a chi ancora non li ha ricevuti e accolti.

Il vero insegnante è lo Spirito Santo. Lui istruisce nel silenzio, nella preghiera. La comprensione corretta del suo messaggio può determinare la vita o la morte dell’intera umanità. Gli uomini devono essere persuasi dalla “verità, che ci ricorda quello che Cristo ha detto” ed essere vigili dai falsi insegnamenti.
Pellegrini di informazioni, con fatica accettiamo di cambiate i nostri cuori per vivere e comprendere il messaggio del Vangelo. n. 675 del Catechismo della Chiesa cattolica(quello firmato da Giovanni Paolo II e dal cardinale Ratzinger), si legge:“Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti. La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra svelerà il ‘Mistero di iniquità’ sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell’apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell’Anti-Cristo, cioè di uno pseudo-messianismo in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne”.

d. Andrea