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15 Apr

FARSI PORTARE, MA DA CHI?

IV domenica di Pasqua 2016

A partire dal III secolo d.C. compare spesso nelle catacombe l’immagine di Cristo pastore con una pecora sulla spalla e attorniato dal gregge. E’ una scena che vuole raffigurare la fiducia e la serenità con cui il credente attraversa la valle oscura della morte, sorretto o guidato dal suo Signore.

Ma non è soltanto nel momento in cui lascia questo mondo che il discepolo si affida alle braccia del suo Pastore. Quello è soltanto l’ultimo, quando appare chiaro che tutti coloro che durante la vita si atteggiavano a pastori ma predicavano dottrine opposte a quelle di Cristo, erano in realtà solo mercenari, spacciatori di illusioni.

Ma la nostra Chiesa è al riparo da quelle illusioni, dall’essere mercenaria? Non nascondo che in questi giorni vedo segnali contraddittori. Se da una parte viene applaudita per i suoi tentativi di apertura, dall’altra corre il rischio di rinunciare al suo tesoro, al suo ruolo di guida. Si assiste a una continua demolizione della dottrina cattolica. Ogni giorno un colpo. Alla fine la Chiesa corre il rischio di essere spinta a sciogliersi in una sorta di Onu delle religioni con un tocco di Greenpeace.

Poco tempo fa il card. Mueller (custode della fede) ha messo in guardia affermando: «Il più grande scandalo che può dare la Chiesa non è che in essa ci siano dei peccatori, ma smettere di chiamare per nome la differenza tra il bene e il male e relativizzarla; smettere di spiegare che cosa è il peccato o pretendere di giustificarlo per una presunta maggior vicinanza e misericordia verso il peccatore». Giovanni Paolo II aveva spiegato che proprio il mettere in guardia dal peccato e dal rischio della dannazione è la più grande carità materna della Chiesa.

Stiamo assistendo a un cambio epocale di piani di lettura, di priorità pastorali, di risposte etiche e morali. Per esempio non c'è più differenza fra famiglie e coppie irregolari, anzi non ci sono più le situazioni «irregolari» e «non è più possibile dire» che si tratti di per sé di «peccato mortale». Questo è uno dei punti decisivi. Infatti, anche se non si dice esplicitamente che tali coppie possono essere ammesse alla comunione sacramentale, si lascia intendere che lo si concede «caso per caso». Dovremmo formare cuori nuovi ai pastori? Dovremmo scrivere una nuova teologia sull’indissolubilità del matrimonio, o stiamo tradendo la fedeltà alle scritture e al Signore?

Credo sia quanto mai urgente aumentare la nostra preghiera, per non perdere la fede, per discernere voci e verità proclamate, per ricordarci che il Signore mai abbandona i nostri cuori e la sua Chiesa se rimaniamo fedeli.

Il discepolo accetta di farsi accompagnare dal buon Pastore in ogni istante della sua vita. Lasciarsi trasportare è una scelta meno comoda di quanto sembri. Presuppone il coraggio di affidare la propria vita a Cristo, senza lasciarsi prendere dallo sgomento quando non si comprende dove vuole condurre. Significa anche resistere alla lusinghe degli pseudo-pastori che in realtà sono ladri e predoni il cui unico obiettivo è l’affermazione di sé, e la ricerca del proprio tornaconto, chiunque esso sia. Le coscienze deboli e le menti acritiche sono il terreno privilegiato per ogni seduzione e inganno. Ricordiamo dunque che il vero pastore è Gesù Cristo. In quel tempo Gesù disse: “Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,27-30).

don Andrea

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