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02 Apr

II domenica di Pasqua 2016

Quest’anno l’ora legale compie 100 anni, è iniziata infatti il 30 aprile 1916. L’Europa era nel pieno della Prima Guerra Mondiale e un risparmio di energia, significava molto per le economie di guerra.

Abbiamo a disposizione più luce, ma per guardare cosa? Per cercare cosa?

“Beati gli occhi che vedono quello che voi vedete” ha detto un giorno Gesù (Lc 10,23). I discepoli infatti sono considerati beati perché hanno accompagnato il Maestro durante tutta la sua vita pubblica e sono diventati testimoni della “Luce” che hanno visto fin dalle prime ore. Hanno partecipato a grandi eventi e alla luce del sole si è manifestata la salvezza attesa da sempre. Eppure questa esperienza è stata solo la prima tappa di un cammino impegnativo, quello che doveva portare alla fede.

Sappiamo che l’ora legale è puramente convenzionale e non ha a che fare con i ritmi della natura. Per questo un contadino delle montagne di Cuneo, quando un intervistatore gli ha chiesto se fosse favorevole o contrario all’ora legale, ha risposto che lui non si poneva il problema: l’orario per mungere le vacche è sempre lo stesso, alle 5 del mattino, per cui lui, nel suo piccolo, ignorava del tutto l’entrata in vigore dell’ora legale.

Tanti che come i primi apostoli hanno visto la “Luce”, non sono giunti a credere, sono rimasti indifferenti. “Guai a voi che avete visto”, dirà Gesù alle città del lago di Tiberiade che hanno assistito ai segni da lui compiuti e non si sono convertite (Lc 10,13-15). Il vedere, accedere alla luce, averne a disposizione, è sì causa di beatitudine, ma non è sufficiente per cambiare i ritmi, le abitudini, la mentalità, il cuore di molti uomini. Adattandosi alla moltitudine si rischia di restare fedeli alla mungitura collettiva, ma con scarsi risultati nutritivi, economici e qualità di vita. E’ evidente che la nostra economia, ci ha impoveriti prima di tutto spiritualmente, convinti che la produzione frenetica e l’allontanamento dal Signore coincidesse con la felicità.

Il 5 settembre 1999 un commando di terroristi palestinesi aveva progettato un attentato in Israele con due autobombe. In Israele era già tornata l’ora solare, mentre nei territori palestinesi il cambio d’ora sarebbe stato due settimane dopo. Così chi aveva programmato i detonatori a orologeria si era regolato sull’ora legale, mentre gli autisti, che si trovavano in Israele, erano già passati all’ora solare. Morale della storia: le due autobombe sono saltate in aria con gli attentatori dentro, uccidendone tre.

L’ora di Gesù che regola gli orologi di tutto il mondo è quella della Pasqua. Dopo la Pasqua le lancette di tutto il mondo sono state allineate. Un allineamento di Luce piena per restituire ordine alla nostra vita.

Il Signore che non può essere visto con occhi materiali, proclama un’altra beatitudine: “beati coloro che non hanno visto, eppure hanno creduto”. Sono beati se, mediante l’ascolto, giungono alla stessa meta: la fede. A costoro Pietro rivolge parole commoventi: “senza averlo visto voi lo amate; sebbene non lo vediate ora, credete in lui e godete di gioia ineffabile e sublime” (1Pt 1,8).

E’ la gioia assicurata a chi si fida della Parola, non quella degli uomini, ma quella di Cristo, contenuta nelle scritture e consegnata alla chiesa dagli apostoli.

Trascurare questa sincronizzazione con Gesù aumenta il rischio di esplodere collettivamente perché convinti di cambiare le cose con la violenza e non con l’umiltà dell’obbedienza alla sua Parola. Crediamo di programmare i detonatori della cieca superbia dimenticando di rinnovarci con la preghiera. E’ l’ora di decidere, è l’ora di una conversione profonda che non giustifica più antichi vizi o vane sapienze. E’ la Pasqua che salva! E’ la sua ora che ritma la vera vita.

d. Andrea