5 ciottoli

Switch to desktop

Riflessioni

XXIV domenica T.O. – anno B – 2018

UNO: “Rinnega te stesso”. Il Vangelo non piace perché è radicale e si oppone alla mentalità dominante del mondo. Rinnega te stesso vuol dire: smetti di pensare a te stesso! E’ il capovolgimento della logica egoistica. L’uomo ha radicata nel profondo del proprio cuore la tendenza a “pensare a se stesso”, a porsi al centro degli interessi, a cercare in tutto ciò che fa il proprio vantaggio e a disinteressarsi degli altri. Colui che sceglie di seguire Cristo è chiamato, anzitutto, a rifiutare questo ripiegamento egoista, a rinunciare a fare scelte in vista del proprio tornaconto.

CERTEZZE

Pubblicato in Riflessioni

XVIII domenica del T.O. – anno B – 2018

Il paradosso della vita è una certezza: tutti dobbiamo morire! Il sogno dell’uomo è, da sempre, avere la vita, la vita immortale. Sconsolato, anche il salmista concludeva: “Per quanto si paghi il riscatto di una vita, non potrà mai bastare per vivere senza fine, e non vedere la tomba” (Sal 49,9-10). “Pur essendo breve come un soffio, questa vita è sacra e intangibile” (Sal 144,4).

XV^ domenica T.O. anno B – 2018

E’ più facile restare nascosti, non esporsi, non esprimere la propria risposta, nella speranza di non trovare ostacoli e detrattori. Ma a quale prezzo? E’ impossibile non schierarsi se devi custodire una consegna, un compito. Non c’è verità e libertà, se non impari a schierarti pro o contro ogni cosa che la vita ti propone. Nel nostro cammino cristiano, non esiste una zona franca, neutra.

IL NOME

Pubblicato in Riflessioni

Natività di San Giovanni Battista – XII^ domenica  - anno B - 2018

Dare il nome alle cose può essere sinonimo di verità. E’ il coraggio di riordinare la nostra vita, di varcare la soglia dell’umiltà. Dare il nome alle azioni della nostra vita, offre l’opportunità di verificare i frutti raccolti, e le emozioni che le hanno guidate.

Dare il nome alle cose, è denunciare ogni forma di ingiustizia, prendendo come riferimento valori antichi che tutelano la vita e il bene di ogni uomo.

PARLARE

Pubblicato in Riflessioni

X^ domenica T.O. anno B – 2018

Quanto ci piace parlare. Parlare per condividere, coinvolgere, anche se spesso diventa più un mormorare, un giudicare tutto e tutti. Parliamo raccontando i nostri progetti, le nostre delusioni e preoccupazioni, ma soprattutto, parliamo senza rivelare chi siamo, quello che accade dentro di noi, senza svelare la mancanza di senso della nostra vita. Le parole diventano sterili, vuote e spesso velenose, aggressive, prive di pace. Non siamo aiutati, educati, a comprendere che le parole nascono dall’ascolto. Si parla nella misura in cui si ascolta e non viceversa. Si ascolta, non per accogliere le chiacchiere del mondo, ma per indagare in cosa credere, in chi credere, perché solo allora parliamo veramente.