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AVVENTO 2017 – II^ domenica – Anno B 2017

Chi va in alta montagna, sa bene quanto sia importante adattare il corpo all’altitudine e alla mancanza di ossigeno. E’ necessario “prendere la quota”, per permettere al corpo di acclimatarsi prima della salita. Così è per il Natale! Le quattro domeniche di avvento, sono come dei “campi” intermedi a varie quote, per raggiungere quella vetta, che illumina la vita con l’amore di Cristo. Non ci fermiamo a lungo sulla cima, su quei desideri importanti che rivelano le vere motivazioni interiori, perché il vero obbiettivo è ritornare a casa, luogo di comunione dove celebrare la vita. Natale non è una spruzzata di fede folcloristica, ma una nuova nascita nella consapevolezza di iniziare una storia nuova. Quando torni da una salita, da una prova, ti viene consegnata la capacità del discernimento, perché hai imparato ad acclimatarti, sapendo apprezzare pazienza e prudenza, tempi e ritmi, disciplina e motivazioni, per purificare le tue relazioni dalle tenebre, dall’inganno di parole prive di vita e di verità.

Domenica Cristo Re – Anno A 2017

I maestri, le guide, non passano tutti i giorni, bisogna cercarle. Questo desiderio profondo di riferimenti, di risposte, di direzione, deve animare il nostro cercare. Andrea, rivolgendosi al fratello  Simon Pietro gli dirà: “Abbiamo trovato il Messia … e lo condusse da Gesù” (Gv 1,42). Liberi di cercare, dovremmo accettare quell’invito che prova a smuoverci dalla pigrizia, dalle abitudini, dalle vie pesanti della schiavitù. “Ma dove dimori?” (Gv1,38), dove ci si ferma, dove trovare sicurezza e stabilità? Gesù risponderà ai due fratelli: “Venite e vedrete” (Gv 1,39). Il vero pastore non illude con ricette e protocolli, con sapienze e magie, ma va in cerca lui stesso per proporre un movimento, un allenamento, un viaggio per ritrovare fiducia, fedeltà a Dio. Noi invece moltiplichiamo maestri a seconda delle nostre passioni per prurito di udire, e ci ritiriamo dall’ascoltare la “verità”, per dare forza a razionalisti e critici che ci lasciano agitati e delusi.

SAPIENZA

Pubblicato in Riflessioni

XXXII^ domenica T.O. anno A - 2017

Più della ricchezza, della bellezza e della forza, gli israeliti – come tutti i popoli dell’antichità – stimavano la “sapienza”. Apprezzavano chi scrutava i segreti della natura, chi componeva proverbi, chi rifletteva sulla vita e sulla morte, sulla gioia e sul dolore. Quando la Bibbia parla di “sapienza” si riferisce però, soprattutto all’arte di orientare bene la propria vita. Saggio è colui che, riflettendo sulla propria esperienza, sugli avvenimenti della storia, trae insegnamenti utili per sé e per gli altri, sa distinguere ciò che è bene e ciò che è male, riesce a controllare i propri istinti e passioni, agisce in modo leale, e non confonde sapienza con furbizia.