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XXXII domenica T.O. 2013

Quando abbiamo commesso degli errori spesso ci siamo sentiti dire: “perché non ha riflettuto prima di agire?”. Bisogna riflettere! Ognuno di noi ha molti motivi per farlo, ma seduti a tavola in un clima di confidenza un “caro Amico” ci ha chiesto di riflettere su un argomento, una dimensione molto importante della vita. E’ l’esperienza che più ci accomuna, che tutti condividiamo senza sorta di ingiustizia o di privilegio. Allo stesso tempo ci spaventa riflettere su questa dimensione, anzi si corre il rischio di essere inopportuni quando si tratta l’argomento. Gesù a mensa ci invita a riflettere sulla morte! Sembra un argomento fuori luogo, ma è a partire  dall’annuncio e  dalla riflessione sulla sua morte e risurrezione che la nostra vita può cambiare.

XXX Domenica T.O. anno C 2013

La legge è uguale per tutti ma non tutti possono pagarsi dei buoni avvocati, e i giudici non sempre sono imparziali. Dio che è chiamato un giorno a dare un giudizio definitivo, assomiglia ai giudici di questo mondo?

Nell’Antico Testamento viene dato quest’ordine a colui che in Israele deve amministrare la giustizia: “Non accetterai regali, perché il regalo acceca gli occhi dei saggi e corrompe le parole dei giusti” (Dt 16,19). Disposizione saggia. Da un giudice che riceve regali non si può certo aspettarsi imparzialità, ed è facile addomesticare le sentenze. Nasce la domanda allora: Dio può essere corrotto? Può essere addomesticato, deviato nei suoi intenti dalle nostre scelte, dalle nostre offerte?

XXVIII domenica T.O. anno C

C’è il pericolo di ridurre il messaggio del Vangelo ad una lezione di galateo. Essere educati a comportamenti e atteggiamenti che hanno come unico obiettivo l’essere accettati dalla comunità o al popolo di appartenenza. Il Vangelo di Luca ce lo ricorda quando racconta di dieci lebbrosi che cercano la guarigione da Gesù (il dieci indica la totalità, la comunità) ma solo uno, una volta guarito torna dal Maestro grato e riconoscente. Per gli altri è stato sufficiente essere “accettati dal mondo”, accolti nuovamente, reintegrati, senza preoccuparsi di riconoscere e affermare che Colui che Salva è solo Gesù unico mediatore dell’amore di Dio.